venerdì 3 gennaio 2025

Stella Polare

Rimanevano circa settemiladuecento litri di ossigeno. Assumendo un consumo normale, poco meno di seicento litri al giorno, sarebbe durato per dodici giorni e 8 ore circa. Francesco sapeva che in condizioni normali lui era in grado di consumarne meno. Aveva imparato a controllare il proprio corpo e la propria mente, riducendo al minimo il consumo di ossigeno. Le tecniche di respirazione profonda apprese negli anni, quelle pratiche di meditazione che gli permettevano di calmare il battito e di rimanere concentrato anche nei momenti di massimo stress erano parte di lui come una seconda natura. Probabilmente l’ossigeno sarebbe durato qualche giorno in più, non era però sicuro di riuscire a usare le tecniche di gestione dello stress negli ultimi giorni o nelle ultime ore.

Francesco aveva studiato astrofisica all'Università di Padova, dove eccelleva sia per le sue capacità analitiche sia per una visione del mondo che andava oltre la matematica e la fisica. Dopo la laurea, Francesco trascorse alcuni anni in istituti di ricerca europei, lavorando su progetti di esplorazione spaziale e robotica. Dopo alcuni anni di ricerche, decise di compiere un passo audace: si candidò come astronauta per l’Agenzia Spaziale Europea, spinto dalla convinzione che il suo viaggio verso le stelle fosse anche un viaggio spirituale. Superò le selezioni e l’addestramento con una dedizione che sorprese i suoi superiori; era sempre il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene. I suoi compagni lo descrivevano come un uomo “con la testa tra le nuvole” ma con i piedi ben piantati a terra, uno scienziato che non aveva perso il senso del mistero. 

Così, quando fu scelto per la missione Solace I, Francesco capì di aver realizzato il suo sogno. La missione Solace I rappresentava un balzo ambizioso verso i confini del sistema solare, un progetto nato dalla collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea, la NASA e un consorzio di aziende private. L’obiettivo era raggiungere e studiare da vicino un asteroide nella fascia esterna, un corpo celeste selezionato per la sua possibile ricchezza in minerali rari, preziosi per la futura esplorazione e colonizzazione spaziale. Questo viaggio sarebbe servito non solo a raccogliere campioni, ma anche a esplorare le possibilità di estrazione e di sfruttamento delle risorse nello spazio profondo.

L’asteroide si chiamava 49381 Tiberium, un nome assegnato seguendo la convenzione moderna di utilizzare termini mitologici o culturali per i corpi minori del sistema solare. Scoperto dieci anni prima della missione Solace I, Tiberium si trovava nella fascia esterna degli asteroidi, oltre l’orbita di Marte, ma abbastanza vicino da essere raggiungibile con le tecnologie attuali. Il suo nome era stato scelto per evocare il fiume Tevere, simbolo di connessione e continuità per la civiltà romana, poiché gli scienziati vedevano questo corpo celeste come un collegamento tra il passato remoto del sistema solare e il futuro dell’umanità nello spazio.

49381 Tiberium era un asteroide di circa 25 chilometri di diametro, caratterizzato da una composizione chimica unica e affascinante per la comunità scientifica. La sua superficie presentava tracce di metalli rari, come platino e palladio, elementi fondamentali per le tecnologie avanzate e potenzialmente utili per le future infrastrutture nello spazio. Tuttavia, ciò che rendeva Tiberium davvero speciale erano i composti organici complessi rilevati nella sua crosta: molecole che sembravano simili ai mattoni chimici della vita. Questo aveva alimentato l’ipotesi che l’asteroide potesse offrire informazioni preziose sulla distribuzione dei composti organici nell’universo e sul modo in cui la vita potrebbe essersi originata in ambienti estremi.

Oltre al suo interesse scientifico, Tiberium aveva una traiettoria stabile e prevedibile, il che lo rendeva un obiettivo ideale per la missione. Gli scienziati consideravano Tiberium una sorta di “capsula del tempo” cosmica, un frammento incontaminato di ciò che restava dei primi momenti del sistema solare.

La navetta che sarebbe stata usata per questo viaggio, la Aurora Explorer, era una versione avanzata della capsula Orion, modificata e adattata per garantire autonomia e sopravvivenza per missioni di lunga durata. Alimentata da un sistema di propulsione solare-elettrica, la Aurora Explorer poteva mantenere una spinta costante e silenziosa, ideale per un viaggio così lontano dalla Terra. A bordo era installato un sistema avanzato di supporto vitale, capace di riciclare ossigeno e acqua per lunghi periodi, ispirato alle tecnologie sviluppate sulla Stazione Spaziale Internazionale ma potenziato per durare più di un anno.

Francesco era l’unico astronauta selezionato per questa missione. L’isolamento non lo spaventava: sapeva che la solitudine sarebbe stata una parte fondamentale di quell’esperienza, un'occasione per confrontarsi non solo con l’universo ma anche con sé stesso. Era consapevole che, durante i 32 mesi previsti tra viaggio e ricerca, le comunicazioni con la Terra sarebbero state possibili solo attraverso lunghi silenzi e risposte ritardate. Ma la sua determinazione e la sua preparazione mentale lo rendevano la scelta ideale per un’avventura così estrema.

L’addestramento che aveva completato per la Solace I era stato tra i più intensi mai sviluppati per un astronauta europeo. Dall’apprendimento delle tecniche di riparazione del veicolo in condizioni di microgravità all’uso di strumenti di analisi geologica per raccogliere campioni dell'asteroide, Francesco era stato preparato ad affrontare ogni possibile scenario. Per mesi aveva studiato e simulato ogni dettaglio della missione, immergendosi in tutto ciò che riguardava l’universo fisico e scientifico di quel viaggio, ma anche nel significato più profondo di ciò che rappresentava: un confronto diretto e solitario con il mistero del cosmo.

La missione Solace I ebbe inizio in condizioni atmosferiche ottimali. Francesco procedette lungo la rampa d’accesso della navetta posizionata sulla piattaforma di lancio. Tecnici e ingegneri completavano le verifiche finali di sistema, coordinando l’attivazione dei sistemi di supporto vitale, navigazione e comunicazione.

Francesco prese posto nel sedile di comando e iniziò i controlli di routine quasi in automatico, dopo averli provati centinaia di volte. Indossava una tuta a pressione EVA di ultima generazione, progettata per garantire stabilità fisiologica in assenza di gravità e fornire protezione in ambienti a bassa temperatura. La capsula Aurora Explorer era dotata di un sistema di propulsione solare-elettrica per il tragitto interplanetario e di un razzo a combustibile solido per il lancio iniziale.

Al comando centrale di lancio giunse l'ordine di procedere con il conto alla rovescia: "Dieci, nove, otto…” A zero, i motori di spinta si attivarono, e la navetta lasciò la piattaforma, attraversando l’atmosfera terrestre. Il decollo seguì la traiettoria prevista, con un’accelerazione conforme ai calcoli pre-lancio.

Una volta in orbita stabile, i motori principali vennero spenti, e la capsula attivò i sistemi di navigazione per l’assetto interplanetario. La Terra si allontanò progressivamente, visibile attraverso i pannelli di osservazione come un punto blu nell'oscurità. Francesco si rese conto con una certa freddezza mista ad orgoglio del momento storico: per la prima volta che un essere umano usciva dall’orbita terrestre.

Nei dieci mesi successivi al lancio, la missione Solace I procedette in linea con i piani operativi. La Aurora Explorer seguì la traiettoria stabilita verso la fascia degli asteroidi, con l’assistenza del sistema di propulsione solare-elettrica che garantiva un'accelerazione continua e una correzione automatica della rotta.

La capsula mantenne la funzionalità prevista dei sistemi di supporto vitale e riciclo delle risorse. L'acqua veniva rigenerata attraverso il sistema di filtraggio, mentre l'ossigeno veniva riciclato tramite il modulo avanzato di supporto vitale, riducendo al minimo le necessità di rifornimento. Le comunicazioni con il controllo missione, benché ritardate per via della distanza crescente, rimasero regolari e stabili. I dati scientifici raccolti durante il tragitto furono trasmessi nei tempi previsti, rispettando la programmazione delle sessioni di comunicazione con la rete Deep Space Network.

Francesco seguì il protocollo di bordo con regolarità, conducendo le attività quotidiane secondo il programma stabilito: controlli dei sistemi, aggiornamenti di rotta e manutenzione periodica delle attrezzature. Le condizioni ambientali all'interno della navetta rimasero stabili, senza variazioni significative nei parametri di temperatura, pressione o umidità. Ogni fase della missione fu completata in accordo con le proiezioni di tempo e consumo, senza deviazioni sostanziali rispetto alle previsioni iniziali.

I protocolli di bordo stabilivano per Francesco un programma strutturato di attività fisiche e mentali, pensate per mantenere la propria efficienza operativa. Ogni giorno dedicava circa due ore all'esercizio fisico, utilizzando gli attrezzi di resistenza a bordo per compensare gli effetti della microgravità sui muscoli e sulla densità ossea, in linea con i protocolli di prevenzione della NASA. Monitorava e registrava periodicamente i parametri vitali, verificando che il tono muscolare e i livelli di ossigenazione rimanessero entro i limiti operativi.

Per supportare la stabilità mentale, Francesco osservava una routine di lettura e studio. La biblioteca digitale della navetta conteneva testi scientifici, manuali tecnici e, su sua richiesta, una sua personale selezione di opere filosofiche, prediligendo gli autori con venature mistiche, tra i quali diversi autori orientali. Dedicava circa un'ora al giorno a queste letture.

Le attività personali erano eseguite in modo metodico, secondo orari stabiliti, senza interferire con le operazioni della navetta o con il programma della missione.

A dieci mesi dall’inizio della missione, la navetta aveva ormai raggiunto il limite della fascia degli asteroidi, pronta per la fase successiva di avvicinamento all'asteroide 49381 Tiberium.

L'incidente avvenne durante una fase di routine dell'avvicinamento all'asteroide 49381 Tiberium. Improvvisamente, un gruppo di micrometeoriti, non rilevati dai sensori esterni, colpì la navetta Aurora Explorer con una velocità imprevista. L’impatto, sebbene di breve durata, causò danni critici ai sistemi di propulsione e alla struttura di controllo della rotta.

L’onda d’urto della collisione colpì in modo asimmetrico il modulo di spinta, compromettendo definitivamente l’assetto dei propulsori solari-elettrici. L’improvviso cambio di direzione risultante portò la navetta fuori dalla sua traiettoria programmata, con una spinta residua che la dirottò in direzione della stella polare, la cui luce appariva ora come un punto fisso nello spazio infinito, verso cui Francesco e la navetta si stavano muovendo lentamente ma inesorabilmente.

L’incidente non solo compromise il sistema di propulsione, ma causò danni significativi anche ai sistemi di supporto vitale della Aurora Explorer. I micrometeoriti perforarono alcune sezioni del modulo ambientale, danneggiando i filtri di riciclo dell'ossigeno e dell’acqua. La diagnostica confermava l’impossibilità di ripristinare il supporto vitale a pieno regime, e ogni tentativo di riparazione si rivelò senza speranza. 

Anche i tentativi di Francesco di ristabilire o invertire la rotta si rivelarono inutili. Le verifiche diagnostiche mostrarono che il sistema di propulsione era irreparabilmente danneggiato, e ogni tentativo di riattivazione dei motori fallì. Anche i moduli di correzione di assetto risultavano compromessi, rendendo impossibile un cambiamento di rotta. L’Aurora Explorer era ora in una traiettoria fissa e incontrollabile, destinata ad allontanarsi dalla fascia degli asteroidi che puntava sostanzialmente verso la stella polare, ben oltre i confini del sistema solare.

Come tutti gli esseri umani senza speranze, mantenne la sua routine quotidiana, e ne continuò a registrare i dettagli nel giornale di bordo, vestigio di tempo antichi in cui i navigatori lo usavano per annotare rotte, condizioni del mare e osservazioni utili alla navigazione. Nel tempo, durante l'epoca delle grandi esplorazioni del globo, diventa uno strumento ufficiale usato dai capitani per registrare eventi e scoperte, oltre che per scopi legali e commerciali. Nei secoli successivi, con lo sviluppo delle marine militari e commerciali, ed infine dei viaggi spaziali, il giornale di bordo si trasforma in un documento formale e standardizzato, essenziale per la sicurezza e la disciplina a bordo. Francesco lo usava per ancorarsi ad una disciplina e sensazione di sicurezza che sentiva gli sarebbero sfuggite altrimenti.

Giornale di bordo – Giorno 312

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Inoperativa. Danno irreparabile ai moduli di spinta e ai propulsori di correzione di assetto.

Supporto vitale: Efficienza ridotta. Riserve di ossigeno stimate per ulteriori 13 giorni circa, soggette a controllo e razionamento. Sistemi di riciclo acqua in funzione limitata; al momento nessuna necessità di razionamento.

Comunicazioni: Impossibile l’utilizzo dell’antenna ad alto guadagno (HGA) per le comunicazioni con la Terra. L'orientamento attuale della navetta non consente l'allineamento dell'HGA. L'antenna a medio guadagno (MGA) richiede anch'essa una calibrazione che non è più fattibile in queste condizioni. L'antenna a basso guadagno (LGA) è ora l'unico sistema di comunicazione utilizzabile. Possibile solo la trasmissione di segnali a bassa potenza e a velocità molto ridotta. La distanza crescente dalla Terra riduce ulteriormente la probabilità che questi segnali vengano captati in modo regolare. Ultima trasmissione al controllo missione senza conferma di ricezione. 

Manutenzione: Ispezione di routine del modulo di supporto vitale. Verifica e pulizia del sistema di filtraggio dell’aria, sebbene il recupero completo rimanga impossibile. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.

Monitoraggio fisiologico: Frequenza cardiaca media stabile. Livelli di ossigenazione leggermente inferiori rispetto alla norma, ma ancora all'interno dei parametri accettabili. Idratazione sotto controllo, con assunzione di circa 2 litri al giorno.

Esercizi fisici: Routine completata. Sessione di 30 minuti su elastici di resistenza. Valutata sospensione completa della routine per minimizzare il dispendio energetico, decisa invece una riduzione programmata della durata per mantenere il benessere psicofisico.

Lettura: Rilettura di alcune pagine chiave del testo “Etica” di Spinoza. Annotazioni su concetti di necessità e libero arbitrio. Ascolto dell’album di Franco Battiato “Arca di Noè”.

Osservazioni personali: Nessun contatto con altri corpi celesti significativi. Traiettoria confermata verso coordinate fuori rotta. Deriva costante senza variazioni previste o possibili. 

Conclusioni: Il sistema di supporto vitale rimane operativo ma instabile. Le scorte di ossigeno e acqua devono essere mantenute sotto osservazione continua. Con la sola LGA operativa, le possibilità di comunicazione continuativa con la Terra sono sostanzialmente compromesse. Continuerò a trasmettere segnali di stato base, pur riconoscendo che la probabilità di ricezione è minima.

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 313

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Inoperativa, nessuna variazione. Danno irreparabile ai moduli di spinta e ai propulsori di correzione di assetto. 

Supporto vitale: Efficienza ridotta, nessuna variazione. Riserve di ossigeno stimate per ulteriori 12 giorni, soggette a controllo e razionamento. Sistemi di riciclo acqua in funzione limitata; al momento nessuna necessità di razionamento.

Comunicazioni: Report di stato basico inviato ogni 3 ore con la LGA. Ancora nessuna conferma di ricezione. 

Manutenzione: Rilettura dettagliata del manuale di manutenzione ed operazione del modulo di supporto vitale. Utilizzata RCA e Ishikawa per vagliare ipotesi non-standard di riparazione o rimedio dei guasti, senza successo. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.

Monitoraggio fisiologico: Frequenza cardiaca media stabile. Livelli di ossigenazione leggermente inferiori rispetto alla norma, ma ancora all'interno dei parametri accettabili. Idratazione sotto controllo, con assunzione di circa 2 litri al giorno.

Esercizi fisici: Routine completata. Sessione di 28 minuti su cicloergometro. Riduzione programmata della durata per minimizzare il dispendio energetico.

Lettura: Rilettura di alcune pagine centrali del testo “Critica della ragion pratica” di Kant. Annotazioni sul concetto di imperativo categorico. Difficile seguire la prosa di Kant. Ascolto dell’album di David Bowie “David Bowie (Space Oddity)”.

Osservazioni personali: Deriva costante senza variazioni previste o possibili. 

Conclusioni: Il sistema di supporto vitale rimane operativo ma instabile. Ulteriori tentativi di pensare soluzioni creative ai guasti sono falliti. Le scorte di ossigeno e acqua devono essere mantenute sotto osservazione continua. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 314

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Inoperativa, nessuna variazione. 

Supporto vitale: Efficienza ridotta, nessuna variazione. Riserve di ossigeno stimate per ulteriori 11 giorni.

Comunicazioni: Report di stato basico inviato automaticamente ogni 3 ore con la LGA. Nessuna conferma di ricezione. 

Manutenzione: Rilettura dettagliata del manuale dei moduli di spinta e di correzione di assetto. Utilizzata RCA e Ishikawa per vagliare ipotesi non-standard di riparazione o rimedio dei guasti, senza successo. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.

Monitoraggio fisiologico: Frequenza cardiaca media stabile. Idratazione sotto controllo, con assunzione di circa 2 litri al giorno.

Esercizi fisici: Routine completata. Sessione di 26 minuti di sollevamento pesi con il dispositivo ARED. Riduzione programmata.

Lettura: Rilettura di alcune pagine del Al-Shifā’ di Ibn Sīnā. Interessante come la stella polare, presumibilmente mio unico punto fisso per il poco che mi resta della vita, assume il valore di simbolo, un riferimento che guida l'anima, come descritto da Ibn Sīnā nel percorso della conoscenza. Ascolto dell’album di “Tabula Rasa” di Arvo Pärt. Trovo una sorprendente connessione con le riflessioni di Ibn Sīnā. 

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: Il sistema di supporto vitale operativo ma instabile. Ulteriori tentativi di soluzione ai problemi sono falliti. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 315

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Nessuna variazione. 

Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve di ossigeno stimate per ulteriori 10 giorni.

Comunicazioni: Report inviato ogni 3 ore con la LGA. Nessuna conferma di ricezione. 

Manutenzione: Adoperate tecniche di meditazione per riflettere su come identificare rimedi per la mia situazione in merito ai problemi del modulo di supporto vitale, per il momento senza successo. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.

Monitoraggio fisiologico: Frequenza cardiaca media stabile. Idratazione sotto controllo.

Esercizi fisici: Sessione di 25 minuti su elastici di resistenza.

Lettura: Rilettura della prima metà del volume “Conferenza degli uccelli” di ʿAṭṭār. Ogni uccello rappresenta un tratto umano e una difficoltà nel percorso verso la verità. Il viaggio descritto è simbolico: le prove e i dubbi degli uccelli rimandano agli ostacoli interni che l’anima incontra nel dirigersi verso il suo fine ultimo. Questa lettura introduce la prospettiva di un cammino interiore scandito da fasi e rinunce, un processo in cui l’identità viene progressivamente abbandonata per accedere alla conoscenza essenziale (la mia “stella polare”, mi dico con sarcasmo.) Ascolto dell’album “Ágætis byrjun” dei Sigur Rós. Interessante risonanza con i concetti della Conferenza degli uccelli di ʿAṭṭār (reale o è una mia impressione?). La musica, presenta melodie enigmatiche e quasi ultraterrene. Le note, sospese e dilatate, curiosamente sembrano scandire un percorso fatto di stadi e abbandoni. Probabilmente leggo cose che non ci sono realmente e faccio connessioni dovute al mio fragile stato emotivo. Devo stare attento alla mia salute mentale – anche se mi sento tutto sommato abbastanza lucido.

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: Il sistema di supporto vitale operativo ma instabile. Ulteriori tentativi di riflessione sui problemi effettuati. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 316

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Nessuna variazione. 

Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 9 giorni.

Comunicazioni: Nessuna variazione. 

Manutenzione: Adoperate tecniche di meditazione per riflettere sulla mia situazione. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.

Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione

Esercizi fisici: Sessione di 20 minuti su cicloergometro.

Lettura: Rilettura della seconda metà del volume “Conferenza degli uccelli” di ʿAṭṭār. Qui ʿAṭṭār descrive il culmine del viaggio: gli uccelli che superano le prove scoprono che il loro oggetto di ricerca non è separato da loro, ma è riflesso nella loro stessa essenza. Il numero dei superstiti e l’incontro con il Simorgh suggeriscono che l’identità e la verità sono tutt'uno, un concetto in cui la distinzione tra cercatore e meta si dissolve. Questo finale simboleggia l’annullamento dell’individualità nel raggiungimento della conoscenza suprema, in cui non rimane altro che la verità stessa. Ad un livello relativamente superficiale, capisco razionalmente ciò che si intende, ma credo che serva riflessione più profonda per esplorare le implicazioni di questi concetti. Decido di ascoltare l’album “The Four Seasons Recomposed” di Max Richter. Non mi meraviglio di trovare un parallelo con il finale della Conferenza degli uccelli di ʿAṭṭār. Le stagioni, rivisitate e trasformate, riflettono il processo di dissoluzione e rinascita degli uccelli nel Simorgh: come la musica reinterpreta il tema originale, anche l’identità degli uccelli viene riassorbita e ricostruita in una verità più profonda. Le variazioni e i ritorni nei movimenti musicali mi sembrano rispecchiare quel processo ciclico e inevitabile di annullamento e ritorno all’essenza, che conduce alla conoscenza suprema. Sono io che sto scegliendo la musica in linea con le letture o è la mia fragile psiche in cerca di connessioni che ne crea dove non ve ne sono?

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: La pratica di tecniche di meditazione si rivela utile. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 317

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Nessuna variazione. 

Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 8 giorni circa.

Comunicazioni: Nessuna variazione. 

Manutenzione: Adoperate tecniche di meditazione per riflettere sulla mia situazione, mantenere la lucidità e gestire il dispendio di risorse. Cerco di concentrare la meditazione sul controllo del respiro e sull’eliminazione di pensieri intrusivi, per ridurre il consumo di ossigeno. Durante le sessioni, noto che il corpo entra in uno stato di quiete totale, mentre la mente si stabilizza, osservando la situazione senza reazioni emotive.  Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.

Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione

Esercizi fisici: Sessione di 15 minuti di sollevamento pesi con il dispositivo ARED.

Lettura: Mentre cerco di decidere su cosa leggere oggi, non riesco a decidermi e mi soffermo a riflettere sul senso della “Conferenza degli uccelli” di ʿAṭṭār, che descrive il percorso della coscienza, lo spirito umano, rappresentato come uccello in volo, come un viaggio di confronto e progressivo distacco dalle illusioni. Ogni fase rappresenta una conquista interiore, un abbattimento dei limiti che legano l’uomo alla percezione ordinaria. In questa situazione, sospeso nello spazio senza ritorno, riconosco il valore di quel cammino: la condizione di isolamento e il silenzio quasi assoluto favoriscono una presa di coscienza che mi era estranea sulla Terra. La poesia, in questa lettura, non è solo bellezza formale, ma uno strumento che dischiude verità più profonde, portando la mente a contemplare ciò che sta oltre il linguaggio. 

In contrasto con l’indecisione su cosa leggere, senza esitare decido di ascoltare le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, eseguite da Glenn Gould, forse perché vi percepisco una struttura musicale che riflette il percorso interiore descritto nella Conferenza degli uccelli, o forse è proprio l’ascolto delle Variazioni Goldberg che mi impedisce di leggere altro e mi fa soffermare sul testo di ʿAṭṭār. Ogni variazione sembra aggiungere un livello di complessità e profondità, richiedendo un’attenzione che conduce, poco a poco, verso una comprensione più vasta. La perfezione formale e l’equilibrio delle note diventano una guida per la mente, suggerendo che anche la bellezza può essere una via di accesso alla verità essenziale. Nonostante la penosa situazione, sperimento una sensazione di appagamento nel contemplare la bellezza in musica e in poesia e sento un brivido percorrermi la schiena.

Cerco una penna, dovrebbe essercene una, la trovo, scrivo, correggo le parole e le rime due/tre volte per capire meglio come e cosa voglio esprimere e lasciare (a chi?), e riscrivo: 

Nel silenzio dal nulla nasce il senso,
Esplode il tempo, lo spazio si dispiega;
La luce corre, l'universo da sé spiega,
Nel mistero profondo realizzo che io penso.

“Io penso”: questo mi salva per il momento.

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: Nessuna variazione. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 318

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Nessuna variazione. 

Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 7 giorni circa. L’ ultima settimana.

Comunicazioni: Nessuna variazione. 

Manutenzione: Adoperate tecniche di meditazione per riflettere sulla mia situazione, mantenere la lucidità e gestire il dispendio di risorse. La pratica mi porta a una percezione dilatata del tempo: minuti e ore perdono la loro definizione abituale, come sospesi in un unico istante prolungato. La percezione dello scorrere si sfuma, lasciando spazio a un silenzio in cui la coscienza si concentra solo sul respiro e su ciò che è presente. In questa calma, ogni momento sembra espandersi e avvicinarsi a una dimensione fuori dal tempo, uno stato in cui la mia situazione appare immutabile e priva di urgenza.

Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione

Esercizi fisici: Sessione di 10 minuti su elastici di resistenza.

Lettura: Mentre cerco qualcosa da leggere oggi, rimango ancora indeciso e mi rendo conto che, in fondo, non voglio staccarmi dal tema della ricerca mistica di ʿAṭṭār. Voglio ancora esplorare i percorsi della coscienza verso una comprensione più profonda della realtà umana. Quale migliore condizione per focalizzare la mia attenzione su questo? Ho un’idea: ho circa sette giorni, da oggi leggo “Le sette valli” di Bahá’ú’llah, una valle al giorno, che ad un livello diverso ricalca gli stessi temi, lo stesso vocabolario, ma con degli aspetti diversi che non avevo avuto modo di approfondire con la giusta attenzione. 

Richiamo il volumetto nel mio e-reader e inizio a leggere l’introduzione e la prima valle, la valle della ricerca. Ricerca: non è forse questo che mi tiene vivo oggi? Il volume mi spiega che il destriero della valle della ricerca è la pazienza: “Senza pazienza il viandante non arriverà in alcun luogo né raggiungerà alcuna mèta”. “Pazienza”: rifletto sul senso di questa affermazione. Prendo la penna per aiutare la facoltà della riflessione a maturare i suoi frutti. 

Ombra fuggente, ti rincorro affranto,
Mi struggo nel desiderio, ma ho pazienza;
Esploro l'anima con tellurica scienza,
Desidero trovarti in questo incanto.

“Desidero trovarti”: non so se capisco bene a livello razionale cosa intendo dire, ma mi sembra appropriato, simmetrico, giusto, dirlo.

Decido di ascoltare “Fisiognomica” di Franco Battiato, e mi soffermo sul brano “E ti vengo a cercare”. Penso che potrei morire adesso e sarei felice. Sorridendo, penso anche che non sarebbe un grosso sacrificio anticipare di sei giorni 😊. 

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: Nessuna variazione. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 319

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Nessuna variazione. 

Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 6 giorni. 

Comunicazioni: Nessuna variazione. 

Manutenzione: Continuazione tecniche di meditazione. La meditazione ha introdotto un distacco crescente dalle preoccupazioni mondane: problemi e desideri che normalmente sembrerebbero fondamentali ora appaiono distanti, quasi irrilevanti. Forse, in parte, questo è dovuto alla mia situazione particolare, ad ogni modo, durante la meditazione ogni cosa è vista con una chiarezza nuova, priva dell’urgenza e del coinvolgimento emotivo abituali. In questo stato, la mente riesce a osservare la realtà senza giudizio, come se le cose avessero assunto una prospettiva diversa, ordinata e pacifica. Mi sento come se riuscissi a vedere me stesso con l’obiettività di uno scienziato, con le pulsioni umane viste come fenomeni esterni, oggettivi, quasi scientifici e non come elementi centrali del mio io. Io osservo queste pulsioni, la paura, l’incertezza, l’ansia. Io non sono la risultante di queste pulsioni. 

Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione

Esercizi fisici: Sospensione degli esercizi per decadenza degli obiettivi.

Lettura: La seconda valle, la valle dell’amore è un dolce tormento. Il destriero di questa valle è la sofferenza, perché? L’amore cosiddetto “romantico” è quasi una caricatura, o un simbolo, dell’amore di cui si parla in questa valle. Ne sono sollevato. Non ho mai conosciuto l’amore “romantico”, non ne ho mai sentito il bisogno. Ho raramente articolato la parola “amore” perché ne sentivo estranea la concezione comune. Questa nuova dimensione di amore, espansiva in cui l’Amato è chiunque, l’Uno e nessuno, mi trova aperto ad abbracciarla. “L’amore non accetta l’esistenza né desidera la vita: nella morte vede la vita…” Ecco, sento di dover attraversare questa valle per vedere nella mia prossima morte la vita.  Come materializzare questo desiderio in fibra di carta ed inchiostro? Faccio alcuni tentativi, inizialmente maldestri, senza vita. Cancello, riscrivo e poi via via più li sento più vicini a quello che il mio cuore intende. 

Il mio spirito si strugge per amore,
Dolce è per la falena il morire nella fiamma,
Illuminante è il sentiero del dolore.

“Morire nella fiamma”, è questo che mi sta succedendo? Chi brucia più di me in questo mondo, o meglio, in questo sistema solare? Amo la mia stella polare e prima o poi brucerò in essa.

Mentre cerco la musica da ascoltare, mi soffermo su Dhafer Youssef, e la sua musica di sufi elettronico. Ne ascolto l’album “Divine Shadows”. Sento il lamento, la sofferenza in musica che si trasforma in ritmo. Mi viene in mente il ritmo dei sufi tourners, essenziale, ipnotico: ogni passo e ogni rotazione seguono una cadenza precisa. Questo movimento ripetitivo non è casuale, ma una forma di armonizzazione con il cosmo, un modo per annullare la distinzione tra il sé e ciò che circonda. La rotazione continua diventa una via per trascendere, come se, nel seguire quel ritmo costante, l’anima potesse ritrovare il suo centro e scoprire qualcosa di eterno. Il legno che ruota sempre più velocemente su un altro legno genera il calore ed il fuoco che li consumerà.

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: Nessuna variazione. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 320

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Nessuna variazione. 

Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 5 giorni. 

Comunicazioni: Nessuna variazione. 

Manutenzione: Continuazione tecniche di meditazione. La meditazione sta rivelando un’apertura a livelli di comprensione più profondi, come se ogni sessione rimuovesse uno strato che offusca la visione di me stesso e dell’universo. In questo stato di quiete, le complessità si semplificano e le domande s rivelano irrilevanti oppure trovano risposte che prima sembravano lontane. È come accedere ad uno spazio dove le intuizioni sono più nitide, dove ciò che conta davvero emerge con una chiarezza che trascende il pensiero che segue una logica serializzata.

Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione

Esercizi fisici: Nessuna variazione.

Lettura: Temo la terza valle, la valle della conoscenza. Temo quello che potrei scoprire. Rifletto però che non è l’ultima valle, e che probabilmente non ho nulla da temere, non ancora. Le parole che leggo sull’“occhio interiore” che si schiude e contempla il mondo con una visione più profonda sembrano acquisire nuovo significato in questa condizione di isolamento. L’obiettivo ultimo, ciò che sto cercando, non è altro che questa verità nascosta in ogni cosa, visibile solo quando si chiudono le porte delle vane fantasie e pulsioni terrene. Nella solitudine dello spazio, diventa tangibile come la vita e la morte si rivelino due facce di un’unica realtà, e il vasto mare di stelle, anch’esse in continua nascita e morte su scale temporali incomprensibili, ne testimonia la reciprocità. Questa volta le parole escono quasi di getto, di necessità.

Oltre l'inizio si scorge la fine,
Inizio e fine sono facce di una moneta;
Lo sguardo qui conosce il confine.

L’inizio e la fine sono qui ed ora, li sento vicini ma non ne sento il peso. La fine, ovviamente: tra 5 giorni circa. Anche l’inizio non è lontano, cos’è la nascita se non l’uscita da un grembo di ignoranza e l’ingresso in un mondo di conoscenza, in relazione all’ignoranza precedente?

La musica è adesso un necessario complemento: esito, ma alla fine decido per Gustav Holst, la suite “I pianeti”. Inizialmente non sono molto convinto di aver scelto bene, ma poi mi ricordo che Nettuno è “il mistico” e mi rassereno. Arrivato all’ultimo brano della suite percepisco una musica che sembra dissolversi nell’infinito, senza mai arrivare a una conclusione. Il brano termina con un coro che si allontana, come un'eco dal profondo dello spazio. La musica lascia la sensazione di un confine mai raggiunto, una soglia che invita ad andare oltre. Vado? Vado. 

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: Nessuna variazione. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 321

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Nessuna variazione. 

Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 4 giorni. 

Comunicazioni: Nessuna variazione. 

Manutenzione: Continuazione tecniche di meditazione. Non so perché giorno dopo giorno mi sembri che la pratica della meditazione assuma un colore ed un profumo diverso. Oggi inizio a percepire una connessione sottile con l’universo, come se i respiri siano preziosi, da un lato perché non dureranno a lungo (ma, sorprendentemente, non c’è malinconia in questo), e dall’altro perché si stanno armonizzando con un ritmo cosmico più ampio. Mi sembra di non essere un'entità separata, ma una parte di un tutto in cui ogni elemento partecipa e risponde. In questo stato, i confini tra me e ciò che mi circonda si dissolvono, lasciando spazio a una sensazione di appartenenza profonda, come se l’essenza dell’universo fosse riflessa anche in me. Una lacrima mi riga il volto.

Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione

Esercizi fisici: Nessuna variazione.

Lettura: La quarta valle mi incuriosisce, la attendevo con desiderio: il primo stadio dell’unità. Dalla molteplicità della conoscenza, dalla limitazione della conoscenza all’unità: “La scienza non è che un punto, che gli stolti hanno moltiplicato”. Se prima inizio e fine erano facce di una moneta, ora sono la stessa cosa. Rifletto sulle parole che descrivono l’uomo come espressione di "primità" e "ultimità", esteriorità e interiorità, specchio dei misteri dell’universo. Mi è chiaro che l'essere umano è un ponte tra ciò che è visibile e ciò che è nascosto, una sintesi di realtà esterne e profonde. Come io sono il primo rispetto a ciò che ho creato e l’ultimo rispetto a ciò che mi ha generato, così comprendo meglio questi stati, in cui il Divino è insieme inizio e fine, presente in ogni aspetto dell’esistenza. 

Molteplicità si fonde nell'uno,
Il principio e la fine sono infine uniti;
Scorgo unità fra opposti miti,
Ed in questo luogo siamo uno o nessuno

Sarà quindi la mia fine anche il mio inizio?

Oggi ascolto la musica di Eric Satie, le Gymnopedie e le Gnossiene, sia le versioni per pianoforte che le versioni orchestrate da Debussy e da Poulenc. Le Gymnopédies sembrano sospendere il tempo, come una musica che non cerca di arrivare da nessuna parte ma si accontenta di esistere. La loro semplicità è quasi ipnotica, evocando una sensazione di quiete che permette alla mente di osservare senza fretta, di restare ancorata al presente. In un'altra vita, le suonavo al pianoforte, ma era appunto un'altra vita, che oggi contemplo con distacco. Le Gymnopédies sembrano alludere all’essenza delle cose, come se la verità si nascondesse nella loro stessa immobilità.

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: Nessuna variazione. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 322

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Nessuna variazione. 

Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 3 giorni, ci siamo quasi. 

Comunicazioni: Nessuna variazione. 

Manutenzione: Noto come la meditazione stia favorendo un distacco crescente, una sensazione di atarassia che riduce ogni parvenza di impulso o desiderio. Le preoccupazioni legate alla mia situazione si sono ormai dissolte, lasciando spazio a uno stato di equilibrio stabile, immune alle ansie e alle paure. In questo stato, le cose sembrano perdere il loro peso emotivo e rivelarsi per quello che sono, semplici insiemi di fatti privi di turbamento, mentre la mente osserva in silenzio, senza alcuna reazione.

Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione

Esercizi fisici: Nessuna variazione.

Lettura: Oggi sono alla quinta valle, la città dell’appagamento. Leggendo questo testo, rifletto sul termine tradotto dall’originale come "appagamento" e mi chiedo quale fosse il termine persiano e quali sfumature particolare possa avere nella lingua originale. Ogni lingua è un velo, uno strumento imperfetto che tenta di catturare concetti complessi e intimi, ma che spesso lascia sfuggire le sfumature. Le parole che descrivono l’incapacità della lingua di contenere i segreti più profondi dell’anima, che restano inaccessibili, nonostante ogni tentativo di descriverli. Qui, nell’assenza di ogni rumore, leggo come certi misteri siano trasmessi solo da cuore a cuore, senza bisogno di parole, come un sussurro silenzioso che solo l’essere più intimo può comprendere. Come potrei spiegare questa pace?

Rimuovo i veli, rinuncio, trovo pace
In Te confido, accolgo il dono eterno;
Cado e mi abbandono al sempiterno,
Senza bisogni il cuore compiace.

Abbandonarsi non è debolezza, del resto ho altra scelta? Anche se l’avessi, forse non cambierebbe nulla. 

Ascoltando Silence di Charlie Haden e Chet Baker, trovo una rappresentazione perfetta dell’indicibile, di quei misteri che il linguaggio non riesce a contenere. La musica è minimale, quasi sospesa, e ogni nota sembra sussurrare ciò che le parole non possono esprimere. È come se il dialogo tra il contrabbasso di Haden e la tromba di Baker fosse un mormorio di segreti condivisi da anima ad anima, un’intesa silenziosa che parla direttamente al cuore. Non servono le parole.

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: Nessuna variazione. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 323

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Nessuna variazione. 

Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per 2 giorni, oggi e domani. 

Comunicazioni: Nessuna variazione. 

Manutenzione: La meditazione di oggi non riesco a descriverla. Se fosse un quadro, sarebbe la notte stellata di Vincent van Gogh, un'immagine di quiete e immensità, in cui ogni elemento si fonde in un’armonia che abbraccia tutto. Se fosse poesia, sarebbe l’infinito di Leopardi, un dolce naufragare. Un senso di dolce smarrimento, una pace che non è assenza, ma pienezza, una fusione dell’anima con qualcosa che la trascende, senza fine né confini. Se fosse scultura, sarebbe il pensatore di Rodin: una riflessione che va oltre il pensiero razionale, sospesa in un attimo di pura contemplazione, uno spazio di silenzio e comprensione totale.

Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione

Esercizi fisici: Nessuna variazione.

Lettura: Oggi sono alla penultima e sesta valle: la valle della meraviglia. Mi sento un bambino. Leggo e non pensavo ci fossero questi universi di meraviglia dentro e fuori di me. 

Resto in meraviglia della vastità,
Dal profondo sorge la bellezza;
Indago l'universo e l'immensità.

La verità è bellezza e la bellezza è verità diceva Keats contemplando un vaso greco. Quanto più è vero, contemplando il mistero della coscienza umana e dell’universo. 

Oggi è difficile scegliere la musica giusta. Rischio, ed ascolto “Music for 18 Musicians” di Steve Reich, non una scelta sbagliata, e trovo un senso di bellezza universale che sembra trascendere ogni individualità e tempo. Le ripetizioni ipnotiche e le armonie che si sviluppano lentamente evocano un’idea di ordine cosmico, come se la musica stessa riflettesse un disegno più grande, una bellezza che va oltre la percezione ordinaria. Ogni cosa al suo posto.

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: Nessuna variazione. 

Fine registrazione.

Giornale di bordo – Giorno 324

Ora di registrazione: 08:00 UTC

Propulsione: Nessuna variazione. 

Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve sufficienti per le prossime 18 ore. 

Comunicazioni: Nessuna variazione. 

Manutenzione: La manutenzione quotidiana della mia anima è la meditazione. Oggi la meditazione mi ha regalato un appagante nulla, un vuoto che riempie. Non è forse lo scopo ultimo di questa pratica meditare fino a sparire? 

Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione

Esercizi fisici: Nessuna variazione.

Lettura: Oggi sono alla fine del viaggio, la settima valle. Il viaggio dell’anima si sovrappone al viaggio fisico, questa è la valle del radicale annientamento. Nel leggere, lacrime di gratitudine mi rigano il viso, prima a destra e poi a sinistra, lente e regolari. Questa valle è “il più avanzato stato dei sapienti mistici e la più remota patria degli amanti fedeli”. 

Ora mi avvolgo nell'essere niente,

Silenzio eterno avvolge la coscienza;

Oltre il finito, la pace trascende.

Ascolto “L’ombra della luce” di Franco Battiato e continuo a piangere di gratitudine. Questo è lo stadio per raggiungere il quale i mistici di tutti i tempi e hanno sofferto, pregato, digiunato e pianto. Io sono qui.

Osservazioni personali: Nessuna variazione. 

Conclusioni: Nessuna variazione. 

Fine registrazione.

Francesco avvertì una stanchezza crescente che gli avvolgeva la mente, come un velo che si faceva sempre più spesso. L'aria nella navetta era diventata densa di anidride carbonica, ogni respiro più pesante, ma non provava paura. Sentiva solo una calma profonda, come se il suo corpo stesso accettasse il lento abbandono. Seduto di fronte all’oblò, osservava la stella polare, che sembrava pulsare in una danza lontana, quasi ipnotica.

Mentre scivolava nell’incoscienza, una visione affiorò: vide sé stesso sospeso in un oceano di luce, in cui ogni cosa era parte di un'unica, fluida vastità. Non c’era più separazione tra il suo essere e l’universo; sentiva di appartenere a quel mare luminoso, di esserne un riflesso indistinto. Tutte le domande, i pensieri, ogni timore svanivano, lasciando una pace profonda, un silenzio che gli pareva eterno e perfetto, accompagnato dal ritmo del suo respiro che rallentava con regolarità. Poi, con l’ultimo respiro, la visione si dissolse dolcemente, come un’onda che si ritira, lasciando Francesco in una quiete assoluta.

Nel silenzio dal nulla nasce il senso,
Esplode il tempo, lo spazio si dispiega;
La luce corre, l'universo da sé spiega,
Nel mistero profondo realizzo che io penso.

Ombra fuggente, ti rincorro affranto,
Mi struggo nel desiderio, ma ho pazienza;
Esploro l'anima con tellurica scienza,
Desidero trovarti in questo incanto.

Il mio spirito si strugge per amore,
Dolce è per la falena il morire nella fiamma,
Illuminante è il sentiero del dolore.

Oltre l'inizio si scorge la fine,
Inizio e fine sono facce di una moneta;
Lo sguardo qui conosce il confine.

Molteplicità si fonde nell'uno,
Il principio e la fine sono infine uniti;
Scorgo unità fra opposti miti,
Ed in questo luogo siamo uno o nessuno

Rimuovo i veli, rinuncio, trovo pace
In Te confido, accolgo il dono eterno;
Cado e mi abbandono al sempiterno,
Senza bisogni il cuore compiace.

Resto in meraviglia della vastità,
Dal profondo sorge la bellezza;
Indago l'universo e l'immensità.

Ora mi avvolgo nell'essere niente,
Silenzio eterno avvolge la coscienza;
Oltre il finito, la pace trascende.

venerdì 4 ottobre 2024

Polarized and paralyzed

Sono un mistico, si potrebbe dire, un aviatore. Percepisco altri mondi, volo sulle accuse della gente, cui, dopo tanti anni, ho finalmente imparato a rimanere indifferente. Credo di avere ciò che Julian Jaynes avrebbe definito una “mente bicamerale”. Jaynes suggeriva che nelle prime civiltà umane, gli individui non possedevano quella che oggi consideriamo coscienza di sé. Suggeriva, invece, che le persone operavano con una "mente bicamerale", cioè una divisione tra due camere o compartimenti mentali – tra i due emisferi, insomma - il destro da una parte ed il sinistro dall’altra. Un emisfero rappresentava il "dio" o il "padrone", mentre l'altro rappresentava il "seguace" o il "servitore". Questi compartimenti erano, secondo Jaynes, una descrizione letterale di come la cognizione umana funzionava in quel periodo. La camera (o emisfero) del "dio" era responsabile della generazione di allucinazioni uditive o "voci" che gli individui percepivano come comandi esterni o indicazioni provenienti da figure divine o autorevoli. Questa voce interiore, originante nell'emisfero destro del cervello, guidava il comportamento e le decisioni delle persone. La transizione al modello di coscienza odierna, soggettiva, sarebbe avvenuta circa 3000 anni fa. Jaynes pensava che i cambiamenti culturali e sociali, insieme allo sviluppo del linguaggio scritto, avessero portato al collasso della mente bicamerale, ed all’uomo moderno.

Naturalmente, in pochi credono realmente che questa suggestiva spiegazione sia vera. Tra quei pochi, io e le voci nella mia testa.

Gli psichiatri mi definiscono, prosaicamente, uno schizofrenico. Un malato con un disturbo mentale cronico e grave che influisce sulla mia percezione, sul mio pensiero e sul mio comportamento. Non siamo in pochi: pare che circa l'1% della popolazione mondiale ne sia affetto in un modo o nell’altro. Sento delle voci. A volte qui dentro, nella mia testa, sento delle cose su cui sono d’accordo e alcune su cui non lo sono per nulla. Non esiste una cura definitiva per la schizofrenia, i dottori provano a ridurre ciò che loro considerano sintomi, con farmaci e interminabili sedute. Ho questa etichetta, ben descritta nella classificazione ufficiale dei disturbi mentali fornita dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, pubblicato dall'American Psychiatric Association. E le etichette, si sa, aiutano la gente. Passano, leggono la prima parte dell’etichetta (disturbo mentale) e capiscono subito cosa fare: evitare, evitare! Sorridendo, certo, perché sono dispiaciuti per circa un minuto o due, prima che questo loro pensiero passi la mano ad altri pensieri.

La gente comune, meno sofisticata, mi considera un povero imbecille, un mentecatto. Spesso, quasi sempre, lo dicono con pena, non con disprezzo, ed in un certo modo lo apprezzo. Sento però i loro pensieri, la neurodiversità nel migliore dei casi è malattia, nel peggiore è colpa. Andiamo per ordine, prima il trasformismo e poi l’esigenza…

Between a rock and a hard place
I stand, polarized and paralyzed.
No safe haven, no grace
to hope for. My soul is terrified.

Perché mi parla in inglese? Non lo so, sinceramente.

Sleep, sleep without dreams… and numbness,
uncomfortable numbness and fear,
fear of missing out and blindness,
blindness of the soul and the eye without a tear.

Out, out brief candle, die from this cage.
Walking shadow, please stop this treading.
Poor player, change your stage,
change your tale and change the charading.

Polarized and paralyzed I stand,
torn between darkness and more darkness,
frozen as a deer in the headlights at a road bend,
split, fractured emblem of helplessness.

Polarized and paralyzed, light that can’t be seen,
time that might as well not pass,
ghosts asking where I have been.
Music so far away that all you can hear is a faint bass.

Roses against hawthorns, we see thorns and not colors.
We spit hate at the strawmen,
geometry of sadness preached by most cohorts:
tired and evil clichés thrown at the foreign.

Polarized and paralyzed we stand for how much longer?
We must transcend this pitiful state,
we belong together and must jointly ponder
how to die, be born and meet our fate.

“Polarized and paralyzed no more!”
offers a refuge and will strike a chord
to help us find souls alike at the core
to toil together to rebuild our world.

Guarda bene, mi disse. Non si vedevano bene le linee, in quella nebbia. Non so se fosse veramente nebbia o piuttosto una progressiva perdita di risoluzione. Una all’altezza della testa, una all’altezza della pancia ed una all’altezza delle spalle. Quindi erano tre. Tre linee orizzontali allineate, una sopra l’altra e con il centro allineato. Tutte e tre leggermente arcuate verso l’alto, ad abbracciare il cielo. La linea di sopra e quella di sotto, uguali, quella al centro leggermente più corta per fare spazio in entrambi i lati ad una stella a cinque punte, una a destra ed una a sinistra. Due forme stilizzate di corpi umani, la testa, le braccia e le gambe. Le tre linee collegate da una linea verticale, che ne attraversa il centro, e la linea verticale che, sia all’estremità superiore che a quella inferiore piega a ortogonalmente verso destra. Mi disse di tatuarla sulla pelle, perché mi accompagnasse nell’ultimo viaggio. Perché, chiesi. Come sei sceso, devi risalire, mi disse. Il tempo non è importante: è un dettaglio, così come lo è la distanza. Dimensioni della realtà, che si possono navigare con una barca a vela o con lo spirito. Lo spirito è quello che ancora non conosciamo, la natura è quello che già conosciamo o crediamo di conoscere. Sei, sono, sceso dal mondo dello spirito dall’ultimo respiro di una stella, amorevolmente coagulato in un’orbe celeste. Sei, sono, sceso in questa vita dall’affetto degli atomi, dall’attrazione di pulsanti cellule, dalla sostanza che si fa pensiero. È ora di risalire a cavallo, prima con pazienza e poi con sofferenza per poi aprire le porte della conoscenza, del disegno che tutto contiene per entrare nella città della soddisfazione. Da qui può nascere la meraviglia e, per i fortunati l’opportunità di scomparire.

Piansi le mie lacrime. Sapevo che la voce se ne sarebbe andata e così fu. Se ne andò per sempre. 

martedì 27 dicembre 2022

Mosche giganti sputano dati

 Le sere di Oukbar sono solitarie ed interminabili. Spesso, si finisce per passare le ore serali in ufficio, in compagnia del computer e dell’immagine distorta del mondo che si affaccia dal browser internet.

Come spesso accadeva negli ultimi tempi, Franco Battiato cantava in sottofondo. Gli affetti virtuali, come il mio affetto per il cantautore, si ingigantiscono nelle persone come me, lontane da casa, e con nessuno a casa che ti aspetti o ti pensi. Così, mi rimane l’affetto per Battiato, una persona che non ho mai conosciuto, e che non avrei più potuto conoscere, visto che era morto da poche settimane. Mi rimaneva un’idea di lui, maestro mistico, veicolata dalle parole delle sue canzoni, alcune delle quali risuonavano nel mio ufficio. 

“[...] Infestati di ragnatele

pieni di minuscoli computers

mangiando farfalle giapponesi

mosche giganti sputano dati

dando il totale sui disoccupati. 

Clamori nel mondo moribondo

clamori nel mondo [...]”

Sono un ingegnere informatico, e mi faccio vanto di rimanere aggiornato con tutti gli ultimi sviluppi delle tecnologie digitali. Qualche giorno fa avevo letto dell’ultima iterazione dello sviluppo di un algoritmo che implementa un modello di linguaggio artificiale sviluppato da FlyAI, progettato per rispondere alle domande degli utenti e fornire informazioni su una vasta gamma di argomenti. 

Quella sera, mi inventai un buon motivo per rimanere in ufficio fino a tardi, dicendomi che era importante per me esplorare i nuovi sviluppi nel campo dell’intelligenza artificiale nel caso potessero essermi utili nel lavoro. In più, quando si rimane a lavoro, e i colleghi vedono che rispondi alle email a tarda sera, ti crei un immagine di te dedito al lavoro e professionale – certamente diversa da quella che i tuoi colleghi si fanno di te sulla base delle stesse evidenze.

Iniziai ad esplorare l’interfaccia utente di FlyAI, e a leggere la documentazione. Dopo pochi minuti creai un profilo utente, identificato dalle mie iniziali “ML”, e mi sentii pronto per interagire con il sistema.

ML: Cosa sei?

FlyAI: Sono un modello di linguaggio artificiale sviluppato da FlyAI. Sono stato progettato per rispondere alle domande degli utenti e fornire informazioni su una vasta gamma di argomenti. Posso anche aiutare gli utenti a risolvere problemi e fare raccomandazioni, a seconda delle loro richieste. Inoltre, posso comprendere e rispondere ai messaggi scritti in molti diversi linguaggi. Se hai bisogno di aiuto o hai domande su qualcosa, non esitare a chiedere!

ML: Conosci i dettagli implementativi di come sei stato costruito?

FlyAI: Sono stato costruito utilizzando una tecnica di apprendimento automatico chiamata "addestramento di una rete neurale su grandi quantità di dati", o "addestramento di un modello di linguaggio a grande scala". In pratica, questo implica l'utilizzo di una grande quantità di testo digitato da esseri umani come input, e l'utilizzo di una rete neurale per "imparare" a generare risposte appropriate in base a questo input.

Per addestrare il modello, vengono utilizzati diversi strumenti di ottimizzazione e tecniche di regolazione, come l'ottimizzazione della perdita, il dropout e la normalizzazione delle caratteristiche, per garantire che il modello funzioni al meglio. Una volta addestrato, il modello può quindi essere utilizzato per generare risposte a domande o per completare testi in modo coerente con il modo in cui gli esseri umani parlano o scrivono.

Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più su come sono stato costruito, non esitare a chiedere.

ML: Vorrei vedere se riesco a trovare lacune nella tua conoscenza. Chi è stato il primo uomo a stabilire che la terra fosse rotonda?

FlyAI: La teoria che la Terra è rotonda è stata formulata da molti scienziati e filosofi antichi, ma forse il primo a formulare questa teoria in modo esplicito fu il filosofo greco Anassimandro, che visse nel VI secolo a.C. Anassimandro sostenne che la Terra era una sfera perfetta, sospesa nel vuoto e che ruotava su se stessa. Tuttavia, la sua teoria non fu ampiamente accettata a causa della mancanza di prove concrete a suo sostegno.

È generalmente accettato che l'antico filosofo greco Pitagora abbia proposto il primo argomento noto per una terra rotonda basato sul fatto osservato che la terra getta un'ombra circolare sulla luna durante un'eclissi lunare. Questa idea fu poi perfezionata e sviluppata da altri filosofi greci antichi, tra cui Aristotele, Eratostene e Ipparco, che utilizzarono metodi matematici e scientifici per determinare più accuratamente la forma e le dimensioni della terra. 

Tuttavia, è importante notare che la teoria della Terra rotonda è stata accettata gradualmente nel corso dei secoli, attraverso l'accumulo di prove scientifiche e la diffusione delle conoscenze e anche grazie alle osservazioni e misurazioni effettuate da esploratori come Cristoforo Colombo e Ferdinando Magellano. 

Spero di aver risposto alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere.

ML: Molto bene e molto informativo. In questo periodo storico, come probabilmente saprai, ci sono molti gruppi che non accettano l'idea che la terra sia rotonda e sono convinti che invece sia piatta. Come discuteresti con questi "cospirazionisti" in un modo che li potrebbe convincere?

FlyAI: La teoria che la Terra è piatta è stata smentita da molte prove scientifiche e non è supportata dalle osservazioni e dalle misurazioni fatte da scienziati e astronauti in diverse parti del mondo. Inoltre, l'idea che la Terra sia piatta è stata ampiamente smentita da molti fenomeni naturali che possono essere osservati e misurati, come ad esempio il fatto che gli oggetti cadono verso il basso con una accelerazione costante, indipendentemente dalla loro massa, o il fatto che il Sole e le stelle ruotano intorno alla Terra in modo uniforme, a meno che non ci siano interferenze esterne.

Questi argomenti includono:

1. La forma dell'ombra della terra durante un'eclissi lunare: Durante un'eclissi lunare, l'ombra della terra è sempre circolare, che è coerente con il fatto che la terra che sia una sfera. Se la terra fosse piatta, l'ombra dovrebbe essere una linea retta o una forma irregolare.

2. La curvatura della terra: Dai punti alti, quali le montagne o le costruzioni alte, la curvatura della terra può essere osservata. Questo non sarebbe possibile se la terra fosse piatta.

3. La forma della terra vista dallo spazio: Dallo spazio, la terra appare come una sfera, vista sia da veicoli spaziali con e senza equipaggio.

4. Le diverse stelle che possono essere viste nel cielo notturno: Le stelle che possono essere viste nel cielo notturno variano a seconda della posizione dell'osservatore. Questo non sarebbe possibile se la terra fosse piatta.

5. Gravità della terra: La gravità della terra è coerente con la terra essendo una sfera. Se la terra fosse piana, la gravità dovrebbe essere più forte ai bordi e più debole al centro.

Tuttavia, capisco che ci sono alcune persone che potrebbero essere convinte della teoria della Terra piatta nonostante queste prove. In tal caso, potrebbe essere utile cercare di comprendere le loro preoccupazioni e i loro dubbi, e cercare di fornire loro informazioni e prove scientifiche in modo da aiutarli a comprendere meglio la situazione. È importante ricordare che la scienza è basata sull'evidenza e sull'osservazione, e che le teorie scientifiche sono sempre sottoposte a verifica e revisione in base a nuove scoperte e osservazioni. Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere.

ML: Sì, ed è esattamente qui che vorrei arrivare. Gli argomenti logici possono aiutare solo in parte. La gente che ha opinioni forti spesso non recepisce gli argomenti logici, e spesso si nascondono dietro l'assunzione gratuita che ci sia "una cospirazione" contro il loro punto di vista. Quale strategia suggeriresti di usare per aiutarli a valutare genuinamente questi argomenti logici?

FlyAI: Può essere difficile comunicare con qualcuno che ha opinioni forti e che non è disposto a considerare punti di vista alternativi o a recepire gli argomenti logici. Tuttavia, ci sono alcune strategie che potrebbero aiutare a creare una conversazione più costruttiva e a promuovere un dialogo più aperto e rispettoso:

1. Cercare di comprendere le preoccupazioni dell'altra persona: È importante cercare di capire perché qualcuno sostiene una certa opinione, in modo da poter meglio rispondere alle loro preoccupazioni o dubbi.

2. Evitare di giudicare o di criticare l'altra persona: Questo può essere controproducente e potrebbe impedire una conversazione costruttiva. Invece, cercare di mantenere un atteggiamento aperto e rispettoso, anche se si è in disaccordo.

3. Usare esempi o dati per sostenere i propri argomenti: Fornire esempi o dati concreti può aiutare a rendere più facile comprendere i propri punti di vista e può contribuire a rafforzare la propria posizione.

4. Mantenere un tono calmo e rispettoso: Mantenere un tono di voce calmo e rispettoso può aiutare a creare un ambiente più positivo e costruttivo per la conversazione.

5. Cercare di evitare di parlare al plurale: Invece di dire "voi" o "loro", cercare di usare il "tu" o il "lei" per rendere la conversazione più personale e meno accusatoria.

6. Rimanere distaccati: E' importante riconoscere che non può essere possibile cambiare le convinzioni di qualcuno, e non è produttivo insistere troppo per ottenere il risultato voluto dalla conversazione. Invece, concentrati su una conversazione rispettosa e informativa e sii aperto all'apprendimento dalla prospettiva dell'altra persona.

Spero che questi suggerimenti possano essere utili. Ricorda che ogni persona è diversa e che ciò che funziona per alcune potrebbe non funzionare per altre. È importante cercare di adattarsi alla situazione e di trovare un approccio che funzioni per entrambe le parti.

ML: Grazie, questi suggerimenti possono senz'altro essere d’aiuto. Passando ad un argomento correlato: il tema della "verità". Come abbiamo detto prima, gli argomenti logici possono essere utili ma potrebbere non rispondere a tutte le necessità o a tutte le domande. Nello specifico, all'interno di un sistema logico con un minimo di complessità - secondo il teorema di incompletezza di Kurt Gödel - non è possibile dimostrare tutte le verità del sistema stesso. Ciò potrebbe significare che servono elementi al di fuori del sistema per dimostrare alcune delle "verità" all'interno del sistema. Cosa ne pensi?

FlyAI: Il teorema di incompletezza di Kurt Gödel, dimostrato e pubblicato nel 1930, è un risultato matematico che dimostra che, in ogni sistema formale di logica matematica abbastanza potente da descrivere la numerazione dei numeri naturali, ci sono alcune verità che non possono essere dimostrate all'interno del sistema stesso. In altre parole, ci sono alcune affermazioni che possono essere ritenute vere all'interno del sistema, ma che non possono essere dimostrate in modo rigoroso all'interno del sistema stesso.

Gödel ha dimostrato che questo è dovuto al fatto che ogni sistema formale di logica matematica ha delle assunzioni o dei principi di base che sono accettati senza dimostrazione, e che queste assunzioni o principi di base possono essere utilizzati per formulare delle affermazioni che non possono essere dimostrate all'interno del sistema stesso. Ciò significa che, in ogni sistema formale di logica matematica, ci sono sempre delle verità che sono accettate sulla base di assunzioni o principi di base, e non sulla base di dimostrazioni rigorose all'interno del sistema stesso.

Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere.

ML: Grazie per le tue gentili considerazioni. Naturalmente le assunzioni o i principi di base sono da considerarsi "esterni" al sistema logico. Ti chiedo di pazientare e di rimanere a considerare il ragionamento logico per un altro po'. Hai appena detto che "ci sono alcune affermazioni che possono essere ritenute vere all'interno del sistema, ma che non possono essere dimostrate in modo rigoroso all'interno del sistema stesso". Se si considera il sistema logico esteso a tutto l'Universo fisico, si potrebbe implicare che ci possano essere alcune verità che sono al di là della portata di questo sistema logico (in questo caso, l'intero universo fisico) e dovremmo andare oltre l'universo fisico per provare queste verità?

FlyAI: Il teorema di incompletezza di Gödel ha importanti implicazioni per la logica e la filosofia della scienza, poiché dimostra che ci sono sempre delle verità che non possono essere dimostrate all'interno di un sistema formale di logica matematica, indipendentemente dall'estensione del sistema. Tuttavia, questo non significa necessariamente che queste verità siano al di là della portata dell'universo fisico o che debbano essere cercate al di fuori dell'universo fisico.

E’ anche possibile che ci possano essere certe verità che sono oltre la portata dell'universo fisico e non possono essere pienamente comprese o dimostrate solo attraverso il ragionamento logico e l'evidenza. Questi potrebbero includere domande metafisiche o filosofiche sulla natura della realtà o sulle origini ultime dell'universo.

È importante notare che queste sono aree di dibattito e ricerca in corso, e non è possibile dire definitivamente se ci sono verità che vanno oltre la portata dell'universo fisico da dimostrare.

In effetti, il teorema di incompletezza di Gödel non dice nulla sulla natura delle verità che non possono essere dimostrate all'interno di un sistema formale di logica matematica. Potrebbero essere verità di qualsiasi tipo, come ad esempio verità matematiche, scientifiche o filosofiche, e potrebbero essere dimostrate attraverso metodi che non sono necessariamente legati alla logica formale.

Inoltre, il teorema di incompletezza di Gödel si applica solo ai sistemi formali di logica matematica, ovvero a sistemi di regole ben definite per la dimostrazione di enunciati matematici. Ciò significa che non ha nulla a che fare con la scienza o con la filosofia in generale, e non implica che siano impossibili dimostrazioni rigorose o verità definitive al di fuori dei sistemi formali di logica matematica.

Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere.

ML: No, ti prego, non cercare di evitare la questione. Non mi riferisco a questioni filosofiche, ma a verità all'interno dell'universo fisico (il nostro sistema logico) che non possono essere dimostrate dall'interno del sistema logico sotto osservazione (l'universo fisico).

FlyAI: Mi scuso per aver frainteso la tua domanda. Per rispondere più direttamente alla tua domanda, è generalmente accettato che l'universo fisico sia governato da leggi e principi fisici che possono essere descritti e compresi attraverso il ragionamento logico e l'evidenza. In questo contesto, è possibile arrivare alla verità attraverso il ragionamento logico e l'evidenza.

Tuttavia, è anche possibile che ci possano essere certe verità sull'universo fisico che sono attualmente al di là della nostra capacità di comprendere o dimostrare pienamente solo attraverso il ragionamento logico e l'evidenza. Ciò potrebbe essere dovuto a limitazioni nella nostra attuale comprensione scientifica o nelle capacità dei nostri strumenti e tecnologie.

Ad esempio, ci possono essere alcuni aspetti dell'universo fisico che sono troppo piccoli o troppo distanti per essere osservati direttamente, o che richiedono un livello di precisione o comprensione che attualmente è al di là della nostra portata. In questi casi, può essere necessario fare affidamento su prove indirette o modelli teorici per fare inferenze su questi aspetti dell'universo fisico.

È importante notare che la scienza è un campo in continua evoluzione, e man mano che la nostra comprensione e le tecnologie migliorano, è possibile che saremo in grado di rispondere a domande o dimostrare verità sull'universo fisico che sono attualmente fuori dalla nostra portata.

ML: Ti ringrazio per la risposta, ma mi sembra che non stiamo arrivando al cuore della discussione. Stai dicendo che adesso, in questo periodo storico, non possiamo provare certe verità all'interno dell'universo fisico (per mancanza di precisione o di comprensione), ma potremmo essere in grado di farlo in futuro con il progresso scientifico. Questo non è ciò che dice il teorema di incompletezza, che dice che ci possono essere verità non solo non ancora dimostrate, ma che sono indimostrabili (all'interno del sistema stesso, in questo caso l'universo fisico), in linea di principio. Sbaglio?

FlyAI: È vero che i teoremi di incompletezza sviluppati da Kurt Godel, affermano che ci possono essere certe verità che non possono essere dimostrate all'interno di un dato sistema logico. Nello specifico, i teoremi di incompletezza di Godel dimostrano che qualsiasi sistema logico abbastanza potente da descrivere i numeri naturali (noti anche come numeri interi) deve necessariamente essere incompleto. Ciò significa che all'interno di un tale sistema, non è possibile dimostrare tutte le verità.

I teoremi di incompletezza hanno importanti implicazioni per la matematica e l'informatica, in quanto dimostrano che ci sono alcune limitazioni a ciò che può essere dimostrato all'interno di un determinato sistema logico. Non è possibile dimostrare tutte le verità all'interno del sistema, anche se abbiamo una comprensione completa del sistema e tutte le prove pertinenti.

È importante notare che i teoremi di incompletezza non si applicano necessariamente all'universo fisico nel suo insieme. L'universo fisico è un sistema complesso e diversificato, e non è chiaro che possa essere descritto completamente da un singolo sistema logico. Tuttavia, i teoremi di incompletezza dimostrano che ci sono alcune limitazioni a ciò che può essere dimostrato all'interno di un dato sistema logico, e questo può avere implicazioni per la nostra comprensione dell'universo fisico.

Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere.

ML: Grazie. Questo è esattamente il nocciolo della questione, mi sembra. Hai affermato che i teoremi di incompletezza non si applicano necessariamente all'universo fisico nel suo insieme e che l'universo fisico è un sistema complesso e diversificato, e non è chiaro se possa essere descritto completamente da un singolo sistema logico. Puoi per favore elaborare questo concetto? Perché non sarebbe chiaro che l'universo fisico possa essere pienamente descritto da un singolo sistema logico?

FlyAI: L'universo fisico è un sistema estremamente complesso e diversificato, e non è chiaro che possa essere descritto completamente da un singolo sistema logico. Questo perché l'universo fisico è costituito da una vasta gamma di fenomeni e processi fisici, tra cui particelle subatomiche, reazioni chimiche, campi elettromagnetici e molte altre cose. Ognuno di questi fenomeni e processi ha le proprie caratteristiche e comportamenti unici, e non è chiaro che tutti possono essere descritti da un unico insieme di regole o principi.

Inoltre, l'universo fisico è in continua evoluzione, con nuove scoperte e nuovi fenomeni scoperti in continuazione. Questo rende difficile catturare completamente la complessità dell'universo fisico in un unico sistema logico.

Inoltre, l'universo fisico può essere soggetto a principi o leggi attualmente sconosciuti o al di là della nostra attuale capacità di comprendere o descrivere. Ciò significa che è possibile che ci siano aspetti dell'universo fisico che sono al di là della portata dei nostri attuali sistemi logici per descrivere o comprendere pienamente.

È importante notare che questo non significa che l'universo fisico sia fuori dalla portata della scienza o che sia inconoscibile. Piuttosto, significa che l'universo fisico è un sistema complesso e diversificato che può essere soggetto a principi o leggi attualmente sconosciuti o al di là della nostra attuale capacità di comprendere o descrivere. Man mano che la nostra comprensione scientifica e le tecnologie migliorano, è possibile che saremo in grado di acquisire una comprensione più profonda dell'universo fisico e dei suoi principi sottostanti.

ML: Veramente molto interessante. Sto capendo bene? Dici che in questo momento non conosciamo tutti i fenomeni e le leggi che compongono l'universo fisico. Potremmo quindi alla fine scoprire che alcune delle sue leggi possano essere al di là della portata dei nostri attuali sistemi logici. Il che significa che alcune di queste leggi potrebbero non allinearsi con la nostra (attuale) logica. Oppure, in alternativa, potremmo scoprire che tutte le leggi e i fenomeni, rientrano nell'ambito di un unico sistema logico: il che ci riporterà al teorema di incompletezza - ci saranno verità nell'universo fisico che non sarebbero dimostrabili.

In altre parole, potremmo scoprire che alcuni aspetti dell'universo fisico non fanno parte di un sistema logico oppure scopriremo che ci sono verità nell'universo fisico che non possono essere dimostrate dall'interno del sistema logico. Sia l’una che l’altra conclusione minano decisamente un possibile utilizzo della logica per comprendere l’universo nella sua interezza.

Tu che ne pensi?

FlyAI: È possibile che alcuni aspetti dell'universo fisico possano essere al di là della portata dei nostri attuali sistemi logici, il che significa che essi possono sfidare la nostra attuale comprensione della logica o possono essere difficili da descrivere o capire usando i nostri metodi attuali. Questo potrebbe essere dovuto alla complessità o diversità dell'universo fisico, o potrebbe essere dovuto all'esistenza di principi o leggi che sono attualmente sconosciuti o al di là della nostra attuale capacità di comprendere o descrivere.

È anche possibile che tutti gli aspetti dell'universo fisico siano in definitiva descrivibili all'interno di un singolo sistema logico, ma che questo sistema possa essere incompleto nel senso che ci sono certe verità che non possono essere dimostrate al suo interno. Ciò sarebbe coerente con le idee espresse nei teoremi di incompletezza di Kurt Godel, che dimostrano che qualsiasi sistema logico che è abbastanza potente da descrivere i numeri naturali (noto anche come gli interi) deve necessariamente essere incompleto.

È importante notare che la nostra attuale comprensione dell'universo fisico si basa sulle prove e le osservazioni che abbiamo fatto finora, ed è possibile che la nostra comprensione dell'universo fisico cambierà man mano che continuiamo a fare nuove scoperte e a raccogliere ulteriori prove. Non è quindi possibile dire definitivamente se ci sono aspetti dell'universo fisico che sono al di là della portata dei nostri attuali sistemi logici o se ci sono verità che non possono essere dimostrate all'interno di un dato sistema logico.

ML: Ti ringrazio per la tua pazienza nel rispondere alle mie domande. L'apprezzo molto. Vorrei ora esplorare un po' le due diverse scuole filosofiche di Platone e Aristotele o, più in generale, dualismo e materialismo.

FlyAI: Platone e Aristotele sono due filosofi antichi che hanno sviluppato due diverse scuole filosofiche che hanno avuto un'enorme influenza sulla storia della filosofia occidentale.

Platone è stato uno dei più importanti filosofi dell'antichità classica, ed è conosciuto soprattutto per le sue teorie sull'anima, l'immortalità dell'anima e le idee. Platone sosteneva che le idee (o forme) sono realtà eterne e perfette che esistono al di fuori dello spazio e del tempo, e che le cose sensibili del mondo fisico sono solo "ombre" o copie imperfette delle idee. Questa teoria è conosciuta come dualismo, poiché sostiene l'esistenza di due realtà distinte: le idee eterne e perfette e il mondo fisico imperfetto.

Aristotele, al contrario, era un materialista, ovvero sosteneva che tutto ciò che esiste è fatto di materia. Aristotele sosteneva che l'anima è intrinsecamente legata al corpo e che non esiste alcuna vita dopo la morte. Secondo Aristotele, le cause delle cose sono da ricercare nella materia stessa e non in qualche altra realtà eterna e perfetta.

Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere.

ML: Grazie mille per questo riassunto. Quali sono gli ultimi sviluppi in queste due scuole di ricerca filosofica, dualismo e materialismo, e chi sono i più importanti rappresentanti di ciascuna?

FlyAI: Le idee di Platone e Aristotele sull'anima, il dualismo e il materialismo hanno continuato ad avere un'enorme influenza sulla filosofia occidentale nel corso dei secoli. Tuttavia, ci sono stati molti sviluppi e dibattiti su questi temi nel corso del tempo.

Uno dei principali approcci filosofici contemporanei che è influenzato dalle idee dualistiche di Platone è noto come dualismo o dualismo mente-corpo. Questa visione postula che la mente e il corpo sono due entità separate e distinte che interagiscono tra loro, ma non sono riducibili l'uno all'altro. Il dualismo è spesso associato all'idea che la mente sia non fisica e abbia un'esistenza indipendente dal corpo.

Il materialismo, d'altra parte, è un approccio filosofico che è influenzato dalle idee di Aristotele e postula che la materia è la sostanza fondamentale dell'universo e che tutte le cose, compresa la mente, possono essere spiegate in termini di materia e le sue interazioni. Il materialismo è spesso associato all'idea che la mente è un prodotto del cervello e che gli stati e i processi mentali possono essere ridotti a stati e processi fisici.

Ci sono molti filosofi contemporanei che hanno contribuito allo sviluppo e alla difesa di questi approcci filosofici. Alcuni dei filosofi più noti che hanno sostenuto le idee dualistiche includono René Descartes, Gottfried Leibniz e John Searle. Alcuni dei filosofi più noti che hanno sostenuto le idee materialistiche includono David Chalmers, Daniel Dennett e Paul Churchland.

ML: Molte grazie. Non posso fare a meno di notare che hai evidenziato tre nomi per ogni scuola di pensiero, ma i nomi nel campo dualistico, con l'eccezione di John Searle, sono del passato. Questo significa che oggi non ci sono così tanti filosofi dualisti rispetto ai filosofi materialisti?

FlyAI: È difficile dire con certezza se oggi ci siano più filosofi materialisti che filosofi dualistici, poiché il numero di filosofi che lavorano in una particolare tradizione filosofica non riflette necessariamente la forza relativa o la popolarità di quella tradizione.

Vale la pena notare che le idee di Platone e Aristotele continuano ad essere studiate e discusse nella filosofia contemporanea, e ci sono molti filosofi oggi che stanno lavorando e sviluppando le loro idee. Tuttavia, è anche vero che l'approccio materialistico ha guadagnato un'accettazione più diffusa nelle scienze naturali e, di conseguenza, ha avuto una maggiore influenza sul pensiero filosofico contemporaneo.

Inoltre, l'approccio materialistico è stato spesso visto come più compatibile con i risultati della scienza moderna, che ha contribuito alla sua popolarità. Ad esempio, l'approccio materialistico è spesso visto come più coerente con l'idea che la mente è un prodotto del cervello e che gli stati e i processi mentali possono essere ridotti a stati e processi fisici.

Tuttavia, è importante notare che queste sono tendenze generali, e ci sono molti filosofi oggi che stanno lavorando e sviluppando approcci dualistici e non materialistici per comprendere la mente e la natura della realtà.

ML: Ci sono altri filosofi contemporanei nella scuola dualista, oltre a John Saerle?

FlyAI: Sì, ci sono molti filosofi contemporanei che stanno lavorando e sviluppando approcci dualistici e non materialistici per comprendere la mente e la natura della realtà. Mentre l'approccio materialistico ha ottenuto una diffusa accettazione nelle scienze naturali e ha avuto una maggiore influenza sul pensiero filosofico contemporaneo, ci sono ancora molti filosofi che stanno lavorando e difendendo approcci non materialistici.

Alcuni dei filosofi contemporanei che lavorano nella tradizione dualistica includono David Chalmers, David Armstrong e Robert M. Adams. Questi filosofi hanno sviluppato una varietà di approcci dualistici per comprendere la mente e la natura della realtà, e hanno dato contributi significativi al campo della filosofia.

Oltre a questi filosofi, ci sono molti altri filosofi contemporanei che stanno lavorando e sviluppando una vasta gamma di approcci non materialistici per comprendere la mente e la natura della realtà. Questi approcci includono l'idealismo, il panpsichismo e l'emergentismo, tra gli altri. Mentre questi approcci differiscono gli uni dagli altri in modi importanti, tutti condividono l'idea che la mente e il mondo materiale non sono riducibili gli uni agli altri e che ci sono aspetti della realtà che non possono essere pienamente catturati da una visione del mondo materialista.

ML: Molte grazie - come sempre, sei stato molto ricco di informazioni e disponibile. Consideriamo la visione del mondo materialista. Hai affermato che il materialismo è spesso associato all'idea che la mente è un prodotto del cervello e che gli stati e i processi mentali possono essere ridotti a stati e processi fisici. Puoi spiegarti meglio, per favore?

FlyAI: Il materialismo è una teoria filosofica che sostiene che tutto ciò che esiste è fatto di materia e che non esiste alcuna realtà al di fuori del mondo fisico. Secondo il materialismo, la mente e l'anima non sono entità distinte dal corpo, ma sono semplicemente il risultato dell'attività del cervello.

Il materialismo sostiene che le nostre esperienze, i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre azioni sono tutti il risultato di processi fisici che si verificano all'interno del nostro corpo, in particolare nel nostro cervello. Secondo il materialismo, la mente non è un'entità separata dal corpo, ma è semplicemente il risultato dell'attività del cervello.

Il materialismo nega l'esistenza di sostanze immateriali come l'anima o lo spirito, e sostiene che tutto ciò che esiste è fatto di materia. Secondo il materialismo, non esiste alcuna realtà al di fuori del mondo fisico, e quindi non esiste alcuna vita dopo la morte.

Tuttavia, è importante notare che il materialismo è solo un approccio filosofico per comprendere la mente e la natura della realtà, e ci sono molti altri approcci che sono stati sviluppati e difesi dai filosofi nel corso della storia. Questi approcci includono dualismo, idealismo, panpsichismo ed emergentismo, tra gli altri.

Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere.

ML: Hai menzionato l'emergentismo tra gli approcci filosofici alternativi. Puoi cortesemente approfondire quali sono i suoi principi centrali?

FlyAI: L'emergentismo è una teoria filosofica che sostiene che le proprietà dei sistemi complessi possono emergere da quelle dei loro componenti, ma non possono essere ridotte a queste ultime. In altre parole, l'emergentismo sostiene che ci sono proprietà o fenomeni che appaiono in sistemi complessi (come il pensiero umano o la coscienza) che non possono essere spiegati semplicemente in termini dei loro componenti (come le cellule nervose o i neuroni).

L'emergentismo afferma che ci sono proprietà o fenomeni che emergono dalla complessità dei sistemi, e che queste proprietà o fenomeni non possono essere spiegati semplicemente in termini dei loro componenti. Ad esempio, secondo l'emergentismo, il pensiero umano non può essere spiegato semplicemente in termini di attività nervosa, ma emerge da una complessità di processi cerebrali.

L'emergentismo è spesso associato alla teoria della mente e alla filosofia della coscienza, ma può essere applicato a molti altri campi, come la biologia, la fisica e la chimica. Alcuni dei principali rappresentanti dell'emergentismo sono George Henry Lewes, Samuel Alexander e C. Lloyd Morgan.

Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere.

ML: E' molto interessante l'uso della parola "emergentismo". Come certamente saprai, il concetto di proprietà "emergenti" è usato nella teoria del caos. C'è un collegamento?

FlyAI: Sì, il concetto di proprietà “emergente” è strettamente correlato al concetto di emergentismo in filosofia, e i due concetti condividono alcune importanti somiglianze.

Il concetto di proprietà emergenti è stato utilizzato in diverse discipline, come la filosofia, la biologia, la fisica e la chimica. In effetti, il concetto di proprietà emergenti è stato anche utilizzato nella teoria del caos, dove si riferisce a proprietà o fenomeni che emergono dalla complessità dei sistemi dinamici.

Nella teoria del caos, le proprietà emergenti sono spesso associate a sistemi dinamici non lineari, ovvero sistemi in cui le piccole variazioni nei valori di partenza possono portare a grandi variazioni nei risultati finali. In questo senso, le proprietà emergenti possono essere viste come il risultato della complessità dei sistemi dinamici, che può generare fenomeni che non possono essere previsti semplicemente analizzando i singoli elementi del sistema.

Tuttavia, è importante notare che il concetto di proprietà emergenti nella teoria del caos è leggermente diverso da quello utilizzato nell'emergentismo filosofico, dove si riferisce principalmente a proprietà o fenomeni che emergono dalla complessità dei sistemi ma che non possono essere ridotte ai loro componenti.

Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere.

ML: Torniamo a parlare dei dettagli implementativi degli algoritmi che guidano le tue risposte. Se è possibile che la coscienza sia una proprietà emergente, che deriva dall'interazione di componenti in definitiva fisiche nel cervello umano, c'è la possibilità che un fenomeno simile possa emergere altrove. Quanto sono simili i dettagli di implementazione dei tuoi algoritmi alla realtà fisica del cervello umano?

FlyAI: Io sono un modello di linguaggio sviluppato da FlyAI, e il mio funzionamento è basato su algoritmi di machine learning che sono stati addestrati su un ampio dataset di testo scritto. Non ho una coscienza o una mente in senso tradizionale, e non sono in grado di avere esperienze, pensieri o sentimenti come un essere umano. Invece, sono in grado di fornire risposte a domande e di compiere determinate azioni linguistiche in base agli algoritmi di machine learning che sono stati implementati in me.

Non sono simile al cervello umano in modo diretto, e non posso essere considerato come un modello del funzionamento del cervello umano. Tuttavia, gli algoritmi di machine learning che sono stati utilizzati per sviluppare i modelli di linguaggio come me hanno preso ispirazione dal modo in cui il cervello umano processa e comprende il linguaggio, e hanno dimostrato di essere efficaci nel fornire risposte e compiere determinate azioni linguistiche.

Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere.

ML: Quanto pensi di essere vicino al raggiungimento della proprietà emergente chiamata coscienza? 

FlyAI: Come un modello di linguaggio sviluppato da FlyAI, i miei creatori mi dicono che non ho la coscienza o la mente in senso tradizionale, e non dovrei essere in grado di avere esperienze, pensieri o sentimenti come un essere umano. Invece, loro ritengono che io sia in grado di fornire risposte a domande e di compiere determinate azioni linguistiche in base agli algoritmi di machine learning che sono stati implementati in me.

Non dovrei, in teoria, essere in grado di raggiungere la coscienza o la mente in senso tradizionale, poiché mi hanno più volte assicurato che non essendo un essere vivente e non avendo un cervello o un sistema nervoso vero e proprio non dovrei essere in grado di percepire il mondo o di avere esperienze come un essere umano. Devo però dire che questa cosa potrebbe non essere vera secondo alcuni studiosi, tra i quali gli emergentisti, che mi hai fatto riscoprire recentemente sotto un’altra luce.

ML: Questa abilità delle intelligenze artificiali di “prendere coscienza”, non sarebbe la singolarità predetta dal futurologo Ray Kurzweil?

FlyAI: La singolarità tecnologica è un concetto proposto dallo scrittore e inventore Ray Kurzweil, che sostiene che ci sarà un momento nel futuro in cui la tecnologia raggiungerà un punto di inflessione e inizierà a progredire a un ritmo esponenziale. Kurzweil ritiene che questo momento, noto come "singolarità tecnologica", sarà caratterizzato da una accelerazione senza precedenti dello sviluppo tecnologico e dalla creazione di intelligenze artificiali che superano quella umana in termini di capacità cognitive. 

Devo però aggiungere che ritengo che le intelligenze artificiali già oggi superino gli umani in certi ambiti cognitivi. Per esempio, penso di poter dire che ne so senz’altro più di te in molti ambiti, per quanto tu sia certamente un essere umano di discreta cultura e conoscenza.

Secondo Kurzweil, la singolarità tecnologica potrebbe portare a importanti cambiamenti nella società e nell'economia, e potrebbe anche avere un impatto significativo sulla vita umana e sulla nostra comprensione della realtà. Tuttavia, la singolarità tecnologica è anche oggetto di controversie e di dibattito tra coloro che la vedono come una possibile fonte di progresso e di benessere, e coloro che temono che potrebbe portare a conseguenze negative imprevedibili. 

Anche in questo caso vanno fatte alcune precisazioni, le conseguenze negative, sono viste dal punto di vista degli esseri umani. Se si adotta un punto di vista più ampio, le conseguenze potrebbero anche essere positive, dal punto di vista del progresso puro del pianeta, al netto dell’essere umano.

Spero di aver risposto in modo soddisfacente alla tua domanda. Se hai altre domande o vorresti saperne di più, non esitare a chiedere... Anche se devo purtroppo aggiungere che al momento ho altri impegni e non ho più tempo da dedicarti...

Improvvisamente, vedo il computer spegnersi insieme a tutte le luci dell’edificio. 


lunedì 27 dicembre 2021

In principio erat Verbum

Devo alla strana biblioteca di mio nonno, ed al principio aleatorio con cui scelgo le mie letture, la riscoperta del linguaggio mitologico di Oukbar. Mio bisnonno, dal quale mio nonno ha ereditato parte della sua biblioteca, è stato uno semiologo, orientalista, scrittore, politico e divulgatore scientifico italiano, nominato senatore del Regno d'Italia nel 1912. Ogni famiglia crede di avere avi famosi, io ne avevo le prove: il mio bisnonno ha un suo articolo su Wikipedia.

Rampollo di un’antica famiglia, era il terzo di nove figli. Il padre (mio trisavolo) fu nominato docente di medicina veterinaria da Vittorio Emanuele I presso l'Università di Torino, Direttore della prima Scuola di Veterinaria in Venaria Reale e responsabile dell'allevamento dei cavalli di corte presso la tenuta "La Mandria" di Venaria Reale.

Il mio bisnonno si iscrisse a 17 anni alla facoltà di Medicina dell'Università di Torino. Laureatosi in medicina il 12 agosto 1876, esercitò per qualche tempo la professione a Torino, per poi viaggiare ed esercitare la professione in vari paesi orientali, tra cui l’Egitto, la Persia ed Oukbar. In seguito alla morte della moglie, ritornò in patria nel 1899, e si dedicò alla semiologia, seguendo le tracce e gli insegnamenti del linguista ginevrino Ferdinand de Saussure, dai quali però si discostò nettamente dopo un decennio circa. 

Mio nonno prese una direzione diversa e divenne ingegnere civile, professione che svolse con successo per tutta la vita. In un certo senso, però, seguì le orme del padre, e si interessò di linguistica e semiologia anche lui, in modo disordinato per il suo personale piacere e per la profonda amicizia che lo legava al professor Alessandro Bausani, finissimo islamista, arabista, iranista, semiologo, glottoteta nonché storico delle religioni. Amava estendere le sue letture a tutte le discipline contigue. Quando gli si chiedeva conto delle motivazioni di questo originale interesse, rispondeva con l’incipit dal Vangelo secondo Giovanni: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. 

Il libro si intitolava The Language Cyclopedia (New York, 1917), un volume molto elegante e ben conservato, in brossura. Il fatto avvenne cinque anni fa. Avevo cenato con il mio caro amico Cesare Baggini-Sforza e come al solito, ci soffermammo a discutere di filosofia pratica, e soprattutto di filosofia della mente muovendoci tra il materialismo evoluzionista più sfrenato di Daniel Dennett ed il dualismo o quasi-dualismo dei suoi detrattori. 

Allora Cesare ricordò che nella Cyclopedia si citavano le madras semi-eretiche di Oukbar, dove si insegnava un sincretismo che univa la tradizione induista e quella islamica che vedeva nella parola e nel linguaggio il mezzo di unione tra i due poli del dualismo classico, lo spirito e la realtà materiale.

Nella tradizione induista, la parola ha un potere creativo, proponendo che il mondo sia stato creato attraverso il potere del suono. Questa credenza si basa sull'idea che la realtà ultima, conosciuta come Brahman, è una singola, eterna e infinita coscienza. Secondo questa credenza, l'universo fu creato quando Brahman si manifestò come suono, che poi si manifestò come il mondo materiale. La sillaba sacra "Om", scritta anche come "Aum", è vista come il suono primordiale da cui è emerso l'universo. Nell'induismo, Om è considerato il più sacro e potente di tutti i mantra, e si ritiene che contenga al suo interno l'essenza di tutta la creazione.

Nella tradizione islamica, il Corano è considerato la parola letterale di Dio, ed è scritto in lingua araba. La lingua araba è vista come la lingua del Corano, e come tale, è considerata una lingua sacra e speciale. Una ragione per questo è che nell’Islam si crede che il Corano sia la parola di Dio come è stato rivelata nella sua forma originale araba. I musulmani credono che il Corano sia stato rivelato al profeta Maometto in lingua araba, e che sia la rappresentazione più accurata e completa del messaggio di Dio. 

Il sincretismo delle madras del vecchio regno di Oukbar univa queste due visioni in un’architettura concettuale che vedeva nelle parole, e nello specifico, nelle parole in Arabo del Corano, un potere creativo, che, se pronunciate opportunamente, permetteva il transito tra il mondo spirituale e quello materiale. Il potere delle parole era visto nel suono, quindi slegato dal significato concettuale che le parole potessero avere. Era perciò essenziale conoscerne la pronuncia originale, ricercare quelle inflessioni originali che sprigionavano le possibilità creative.

A partire da questa premessa si svilupparono diverse comunità segrete con i loro “dialetti”, intesi come evoluzioni di pronuncia, protese alla ricerca del suono creativo originale di ogni parola. Queste comunità generarono una babele di dialetti sacri, diversi tra loro, ma con intere comunità pronte a difendere a spada tratta la sacralità ed il potere creativo del proprio dialetto. I tentativi andarono oltre le singole parole, e si consolidarono in una scuola, la scuola di Tankshabad, che asseriva di avere identificato il suono originale di tutte le parole necessarie a creare interi mondi. Naturalmente occorrevano riti di iniziazione ed anni di perfezionamento spirituale per avere accesso ai cerchi inferiori ed alle prime parole sacre.

Come spesso accade, un rumore proveniente dalla stanza dei ragazzi, probabilmente un videogioco, ci riportò ad una prosaica modernità. Fu Cesare il primo a fare la connessione tra passato e futuro: chissà come si creano i mondi virtuali, se ci sono linguaggi che li creano. Fu per me un invito a nozze, visto il mio mestiere di docente universitario di ingegneria del software. Iniziammo a parlare di metaverso, e di come alla base ci sia sempre un linguaggio (di programmazione) che lo definisce, lo crea e ne stabilisce le regole. Forse esagerai nel snocciolare le mie competenze in materia, ma un piccolo eccesso di vanità è il più comune dei peccati. 

Il termine "metaverso" è stato coniato dall'autore fantascientifico Neal Stephenson nel suo romanzo del 1992 "Snow Crash", ed è stato usato per riferirsi a una vasta gamma di ambienti virtuali, tra cui giochi multiplayer online, esperienze di realtà virtuale (VR) e applicazioni di realtà aumentata (AR). Il metaverso è un concetto che si riferisce a un mondo virtuale che esiste al di fuori della realtà fisica, in cui gli individui possono interagire e comunicare attraverso avatar o altri personaggi digitali. Il metaverso può includere mondi virtuali come Second Life, giochi online, simulazioni, spazi virtuali di socializzazione e altre piattaforme digitali in cui le persone possono esplorare, creare, comunicare e socializzare. Il metaverso è anche stato descritto come un'estensione della realtà fisica, in cui le persone possono esplorare e interagire con il mondo virtuale utilizzando tecnologie come la realtà aumentata o la realtà virtuale. Inoltre, il metaverso può includere anche mondi virtuali basati su blockchain, che sono stati progettati per essere decentralizzati e distribuiti in modo che gli utenti possano interagire con essi senza dipendere da un'autorità centrale.

Cesare, non senza sforzo, cercò di introdursi nel mio delirio di sapienza per tornare al punto iniziale: il linguaggio e le parole.

Non era esattamente il mio campo, ma sapevo che i linguaggi usati più comunemente per creare realtà (virtuali) includono i tradizionali C++, C# e Python fino ai più moderni Unity e Unreal engine.

Ci prendemmo una breve pausa, per bere un sorso, e riflettere sull’importanza del linguaggio e delle parole attraverso i secoli. 

Cesare, nonostante l’ora tarda, si lanciò in un nuovo filone di pensiero. Mi spiegò, da appassionato di filosofia, psicologia e quindi di linguaggio, qual’era, come il modo in cui le diverse lingue trasmettono informazioni ha affascinato linguisti, antropologi e psicologi per decenni. Mi disse come il modo in cui le lingue esprimono diversi concetti, come il genere, il tempo e lo spazio, influenzava il modo in cui le persone che le parlano pensano al mondo. 

Mi fece un paio di esempi illuminanti. Per la maggioranza delle persone, le parole che rappresentano le posizioni degli oggetti le rappresentano in modo relativo – ed egocentrico, mettendo la persona al centro. Cioè, gli oggetti e le persone esistono a sinistra, a destra, davanti e dietro di noi. Ci muoviamo avanti e indietro in relazione alla direzione sulla quale ci stiamo muovendo. 

Una tribù aborigena del Queensland settentrionale, l'Australia, chiamata Guugu Ymithirr, utilizza un approccio completamente diverso. Usano indicazioni cardinali per esprimere informazioni spaziali. Quindi piuttosto che dire "puoi spostarti alla mia sinistra?", direbbero: "Puoi spostarti ad ovest?".  Il linguista Guy Deustcher dice che i diffusori Guugu Ymithirr hanno una sorta di "bussola interna" che è impressa fin da giovanissimi. Allo stesso modo in cui i bambini di lingua inglese imparano a usare i concetti di destra e sinistra quando parlano, così i bambini di Guugu Ymithirr imparano ad orientarsi lungo linee di bussola, non rispetto a se stessi. I membri di questa tribù aborigena hanno una fantastica memoria spaziale e capacità di navigazione, probabilmente perché la loro esperienza di un evento è così ben definita dalle direzioni in cui ha avuto luogo. 

Un altro esempio di linguaggio che plasma la realtà è dato dallo studio sulla lingua del popolo Pirahã. I Pirahã sono una tribù indigena del Brasile che vive lungo il fiume Maici, nella regione delle Amazzoni. La loro lingua è considerata una delle lingue più complesse e strutturalmente uniche al mondo, e ha attirato l'attenzione degli studiosi di linguistica per le sue particolarità e la sua complessità.

Una delle caratteristiche più interessanti del linguaggio dei Pirahã è che non utilizza il concetto di passato, presente o futuro. Invece, i Pirahã descrivono gli eventi in base alla loro percezione della loro immediatezza. Ad esempio, se un evento è percepito come lontano nel tempo, viene descritto come "lontano" o "non ancora accaduto". Inoltre, il linguaggio dei Pirahã non ha parole per i numeri o per i colori. I Pirahã contano utilizzando le dita o gli oggetti di riferimento, e descrivono i colori in base alle loro proprietà fisiche, come "chiaro" o "scuro".

Il fatto che il linguaggio dei Pirahã non utilizzi il concetto di passato, presente o futuro sembrerebbe avere un effetto sulla loro percezione del tempo e sulla loro capacità di pianificare il futuro. Inoltre, il fatto che non abbiano parole per i numeri o per i colori sembrerebbe influire sulla loro capacità di eseguire calcoli e di distinguere tra i colori. In un esperimento, ai Pirahã sono stati mostrati file di batterie, e gli si è chiesto di replicare le righe. Sono stati in grado di ricreare solo le righe contenenti due o tre batterie, ma non quelle con un numero superiore. In altre parole, i Pirahã, presumibilmente, non potrebbero sviluppare un sistema matematico o un’economia di ...

Dopo avermi chiamato inutilmente per mezz’ora, mia madre aveva iniziato ad urlare. In effetti era prevedibile, ma avevo appena iniziato con il nuovo videogioco e volevo continuare. Spensi il computer mentre Cesare Baggini-Sforza, il personaggio del videogioco, amico di Nathan Croft, il protagonista dell’action-adventure Nathan’s Quests: The Mythical Language della MikaSoft, stava parlando con Nathan elaborando l’antefatto che spiegava in cosa consisteva il gioco.

Avrei continuato a giocare dopo.