Rimanevano circa settemiladuecento litri di ossigeno. Assumendo un consumo normale, poco meno di seicento litri al giorno, sarebbe durato per dodici giorni e 8 ore circa. Francesco sapeva che in condizioni normali lui era in grado di consumarne meno. Aveva imparato a controllare il proprio corpo e la propria mente, riducendo al minimo il consumo di ossigeno. Le tecniche di respirazione profonda apprese negli anni, quelle pratiche di meditazione che gli permettevano di calmare il battito e di rimanere concentrato anche nei momenti di massimo stress erano parte di lui come una seconda natura. Probabilmente l’ossigeno sarebbe durato qualche giorno in più, non era però sicuro di riuscire a usare le tecniche di gestione dello stress negli ultimi giorni o nelle ultime ore.
Francesco aveva studiato astrofisica all'Università di Padova, dove eccelleva sia per le sue capacità analitiche sia per una visione del mondo che andava oltre la matematica e la fisica. Dopo la laurea, Francesco trascorse alcuni anni in istituti di ricerca europei, lavorando su progetti di esplorazione spaziale e robotica. Dopo alcuni anni di ricerche, decise di compiere un passo audace: si candidò come astronauta per l’Agenzia Spaziale Europea, spinto dalla convinzione che il suo viaggio verso le stelle fosse anche un viaggio spirituale. Superò le selezioni e l’addestramento con una dedizione che sorprese i suoi superiori; era sempre il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene. I suoi compagni lo descrivevano come un uomo “con la testa tra le nuvole” ma con i piedi ben piantati a terra, uno scienziato che non aveva perso il senso del mistero.
Così, quando fu scelto per la missione Solace I, Francesco capì di aver realizzato il suo sogno. La missione Solace I rappresentava un balzo ambizioso verso i confini del sistema solare, un progetto nato dalla collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea, la NASA e un consorzio di aziende private. L’obiettivo era raggiungere e studiare da vicino un asteroide nella fascia esterna, un corpo celeste selezionato per la sua possibile ricchezza in minerali rari, preziosi per la futura esplorazione e colonizzazione spaziale. Questo viaggio sarebbe servito non solo a raccogliere campioni, ma anche a esplorare le possibilità di estrazione e di sfruttamento delle risorse nello spazio profondo.
L’asteroide si chiamava 49381 Tiberium, un nome assegnato seguendo la convenzione moderna di utilizzare termini mitologici o culturali per i corpi minori del sistema solare. Scoperto dieci anni prima della missione Solace I, Tiberium si trovava nella fascia esterna degli asteroidi, oltre l’orbita di Marte, ma abbastanza vicino da essere raggiungibile con le tecnologie attuali. Il suo nome era stato scelto per evocare il fiume Tevere, simbolo di connessione e continuità per la civiltà romana, poiché gli scienziati vedevano questo corpo celeste come un collegamento tra il passato remoto del sistema solare e il futuro dell’umanità nello spazio.
49381 Tiberium era un asteroide di circa 25 chilometri di diametro, caratterizzato da una composizione chimica unica e affascinante per la comunità scientifica. La sua superficie presentava tracce di metalli rari, come platino e palladio, elementi fondamentali per le tecnologie avanzate e potenzialmente utili per le future infrastrutture nello spazio. Tuttavia, ciò che rendeva Tiberium davvero speciale erano i composti organici complessi rilevati nella sua crosta: molecole che sembravano simili ai mattoni chimici della vita. Questo aveva alimentato l’ipotesi che l’asteroide potesse offrire informazioni preziose sulla distribuzione dei composti organici nell’universo e sul modo in cui la vita potrebbe essersi originata in ambienti estremi.
Oltre al suo interesse scientifico, Tiberium aveva una traiettoria stabile e prevedibile, il che lo rendeva un obiettivo ideale per la missione. Gli scienziati consideravano Tiberium una sorta di “capsula del tempo” cosmica, un frammento incontaminato di ciò che restava dei primi momenti del sistema solare.
La navetta che sarebbe stata usata per questo viaggio, la Aurora Explorer, era una versione avanzata della capsula Orion, modificata e adattata per garantire autonomia e sopravvivenza per missioni di lunga durata. Alimentata da un sistema di propulsione solare-elettrica, la Aurora Explorer poteva mantenere una spinta costante e silenziosa, ideale per un viaggio così lontano dalla Terra. A bordo era installato un sistema avanzato di supporto vitale, capace di riciclare ossigeno e acqua per lunghi periodi, ispirato alle tecnologie sviluppate sulla Stazione Spaziale Internazionale ma potenziato per durare più di un anno.
Francesco era l’unico astronauta selezionato per questa missione. L’isolamento non lo spaventava: sapeva che la solitudine sarebbe stata una parte fondamentale di quell’esperienza, un'occasione per confrontarsi non solo con l’universo ma anche con sé stesso. Era consapevole che, durante i 32 mesi previsti tra viaggio e ricerca, le comunicazioni con la Terra sarebbero state possibili solo attraverso lunghi silenzi e risposte ritardate. Ma la sua determinazione e la sua preparazione mentale lo rendevano la scelta ideale per un’avventura così estrema.
L’addestramento che aveva completato per la Solace I era stato tra i più intensi mai sviluppati per un astronauta europeo. Dall’apprendimento delle tecniche di riparazione del veicolo in condizioni di microgravità all’uso di strumenti di analisi geologica per raccogliere campioni dell'asteroide, Francesco era stato preparato ad affrontare ogni possibile scenario. Per mesi aveva studiato e simulato ogni dettaglio della missione, immergendosi in tutto ciò che riguardava l’universo fisico e scientifico di quel viaggio, ma anche nel significato più profondo di ciò che rappresentava: un confronto diretto e solitario con il mistero del cosmo.
La missione Solace I ebbe inizio in condizioni atmosferiche ottimali. Francesco procedette lungo la rampa d’accesso della navetta posizionata sulla piattaforma di lancio. Tecnici e ingegneri completavano le verifiche finali di sistema, coordinando l’attivazione dei sistemi di supporto vitale, navigazione e comunicazione.
Francesco prese posto nel sedile di comando e iniziò i controlli di routine quasi in automatico, dopo averli provati centinaia di volte. Indossava una tuta a pressione EVA di ultima generazione, progettata per garantire stabilità fisiologica in assenza di gravità e fornire protezione in ambienti a bassa temperatura. La capsula Aurora Explorer era dotata di un sistema di propulsione solare-elettrica per il tragitto interplanetario e di un razzo a combustibile solido per il lancio iniziale.
Al comando centrale di lancio giunse l'ordine di procedere con il conto alla rovescia: "Dieci, nove, otto…” A zero, i motori di spinta si attivarono, e la navetta lasciò la piattaforma, attraversando l’atmosfera terrestre. Il decollo seguì la traiettoria prevista, con un’accelerazione conforme ai calcoli pre-lancio.
Una volta in orbita stabile, i motori principali vennero spenti, e la capsula attivò i sistemi di navigazione per l’assetto interplanetario. La Terra si allontanò progressivamente, visibile attraverso i pannelli di osservazione come un punto blu nell'oscurità. Francesco si rese conto con una certa freddezza mista ad orgoglio del momento storico: per la prima volta che un essere umano usciva dall’orbita terrestre.
Nei dieci mesi successivi al lancio, la missione Solace I procedette in linea con i piani operativi. La Aurora Explorer seguì la traiettoria stabilita verso la fascia degli asteroidi, con l’assistenza del sistema di propulsione solare-elettrica che garantiva un'accelerazione continua e una correzione automatica della rotta.
La capsula mantenne la funzionalità prevista dei sistemi di supporto vitale e riciclo delle risorse. L'acqua veniva rigenerata attraverso il sistema di filtraggio, mentre l'ossigeno veniva riciclato tramite il modulo avanzato di supporto vitale, riducendo al minimo le necessità di rifornimento. Le comunicazioni con il controllo missione, benché ritardate per via della distanza crescente, rimasero regolari e stabili. I dati scientifici raccolti durante il tragitto furono trasmessi nei tempi previsti, rispettando la programmazione delle sessioni di comunicazione con la rete Deep Space Network.
Francesco seguì il protocollo di bordo con regolarità, conducendo le attività quotidiane secondo il programma stabilito: controlli dei sistemi, aggiornamenti di rotta e manutenzione periodica delle attrezzature. Le condizioni ambientali all'interno della navetta rimasero stabili, senza variazioni significative nei parametri di temperatura, pressione o umidità. Ogni fase della missione fu completata in accordo con le proiezioni di tempo e consumo, senza deviazioni sostanziali rispetto alle previsioni iniziali.
I protocolli di bordo stabilivano per Francesco un programma strutturato di attività fisiche e mentali, pensate per mantenere la propria efficienza operativa. Ogni giorno dedicava circa due ore all'esercizio fisico, utilizzando gli attrezzi di resistenza a bordo per compensare gli effetti della microgravità sui muscoli e sulla densità ossea, in linea con i protocolli di prevenzione della NASA. Monitorava e registrava periodicamente i parametri vitali, verificando che il tono muscolare e i livelli di ossigenazione rimanessero entro i limiti operativi.
Per supportare la stabilità mentale, Francesco osservava una routine di lettura e studio. La biblioteca digitale della navetta conteneva testi scientifici, manuali tecnici e, su sua richiesta, una sua personale selezione di opere filosofiche, prediligendo gli autori con venature mistiche, tra i quali diversi autori orientali. Dedicava circa un'ora al giorno a queste letture.
Le attività personali erano eseguite in modo metodico, secondo orari stabiliti, senza interferire con le operazioni della navetta o con il programma della missione.
A dieci mesi dall’inizio della missione, la navetta aveva ormai raggiunto il limite della fascia degli asteroidi, pronta per la fase successiva di avvicinamento all'asteroide 49381 Tiberium.
L'incidente avvenne durante una fase di routine dell'avvicinamento all'asteroide 49381 Tiberium. Improvvisamente, un gruppo di micrometeoriti, non rilevati dai sensori esterni, colpì la navetta Aurora Explorer con una velocità imprevista. L’impatto, sebbene di breve durata, causò danni critici ai sistemi di propulsione e alla struttura di controllo della rotta.
L’onda d’urto della collisione colpì in modo asimmetrico il modulo di spinta, compromettendo definitivamente l’assetto dei propulsori solari-elettrici. L’improvviso cambio di direzione risultante portò la navetta fuori dalla sua traiettoria programmata, con una spinta residua che la dirottò in direzione della stella polare, la cui luce appariva ora come un punto fisso nello spazio infinito, verso cui Francesco e la navetta si stavano muovendo lentamente ma inesorabilmente.
L’incidente non solo compromise il sistema di propulsione, ma causò danni significativi anche ai sistemi di supporto vitale della Aurora Explorer. I micrometeoriti perforarono alcune sezioni del modulo ambientale, danneggiando i filtri di riciclo dell'ossigeno e dell’acqua. La diagnostica confermava l’impossibilità di ripristinare il supporto vitale a pieno regime, e ogni tentativo di riparazione si rivelò senza speranza.
Anche i tentativi di Francesco di ristabilire o invertire la rotta si rivelarono inutili. Le verifiche diagnostiche mostrarono che il sistema di propulsione era irreparabilmente danneggiato, e ogni tentativo di riattivazione dei motori fallì. Anche i moduli di correzione di assetto risultavano compromessi, rendendo impossibile un cambiamento di rotta. L’Aurora Explorer era ora in una traiettoria fissa e incontrollabile, destinata ad allontanarsi dalla fascia degli asteroidi che puntava sostanzialmente verso la stella polare, ben oltre i confini del sistema solare.
Come tutti gli esseri umani senza speranze, mantenne la sua routine quotidiana, e ne continuò a registrare i dettagli nel giornale di bordo, vestigio di tempo antichi in cui i navigatori lo usavano per annotare rotte, condizioni del mare e osservazioni utili alla navigazione. Nel tempo, durante l'epoca delle grandi esplorazioni del globo, diventa uno strumento ufficiale usato dai capitani per registrare eventi e scoperte, oltre che per scopi legali e commerciali. Nei secoli successivi, con lo sviluppo delle marine militari e commerciali, ed infine dei viaggi spaziali, il giornale di bordo si trasforma in un documento formale e standardizzato, essenziale per la sicurezza e la disciplina a bordo. Francesco lo usava per ancorarsi ad una disciplina e sensazione di sicurezza che sentiva gli sarebbero sfuggite altrimenti.
Giornale di bordo – Giorno 312
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Inoperativa. Danno irreparabile ai moduli di spinta e ai propulsori di correzione di assetto.
Supporto vitale: Efficienza ridotta. Riserve di ossigeno stimate per ulteriori 13 giorni circa, soggette a controllo e razionamento. Sistemi di riciclo acqua in funzione limitata; al momento nessuna necessità di razionamento.
Comunicazioni: Impossibile l’utilizzo dell’antenna ad alto guadagno (HGA) per le comunicazioni con la Terra. L'orientamento attuale della navetta non consente l'allineamento dell'HGA. L'antenna a medio guadagno (MGA) richiede anch'essa una calibrazione che non è più fattibile in queste condizioni. L'antenna a basso guadagno (LGA) è ora l'unico sistema di comunicazione utilizzabile. Possibile solo la trasmissione di segnali a bassa potenza e a velocità molto ridotta. La distanza crescente dalla Terra riduce ulteriormente la probabilità che questi segnali vengano captati in modo regolare. Ultima trasmissione al controllo missione senza conferma di ricezione.
Manutenzione: Ispezione di routine del modulo di supporto vitale. Verifica e pulizia del sistema di filtraggio dell’aria, sebbene il recupero completo rimanga impossibile. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.
Monitoraggio fisiologico: Frequenza cardiaca media stabile. Livelli di ossigenazione leggermente inferiori rispetto alla norma, ma ancora all'interno dei parametri accettabili. Idratazione sotto controllo, con assunzione di circa 2 litri al giorno.
Esercizi fisici: Routine completata. Sessione di 30 minuti su elastici di resistenza. Valutata sospensione completa della routine per minimizzare il dispendio energetico, decisa invece una riduzione programmata della durata per mantenere il benessere psicofisico.
Lettura: Rilettura di alcune pagine chiave del testo “Etica” di Spinoza. Annotazioni su concetti di necessità e libero arbitrio. Ascolto dell’album di Franco Battiato “Arca di Noè”.
Osservazioni personali: Nessun contatto con altri corpi celesti significativi. Traiettoria confermata verso coordinate fuori rotta. Deriva costante senza variazioni previste o possibili.
Conclusioni: Il sistema di supporto vitale rimane operativo ma instabile. Le scorte di ossigeno e acqua devono essere mantenute sotto osservazione continua. Con la sola LGA operativa, le possibilità di comunicazione continuativa con la Terra sono sostanzialmente compromesse. Continuerò a trasmettere segnali di stato base, pur riconoscendo che la probabilità di ricezione è minima.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 313
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Inoperativa, nessuna variazione. Danno irreparabile ai moduli di spinta e ai propulsori di correzione di assetto.
Supporto vitale: Efficienza ridotta, nessuna variazione. Riserve di ossigeno stimate per ulteriori 12 giorni, soggette a controllo e razionamento. Sistemi di riciclo acqua in funzione limitata; al momento nessuna necessità di razionamento.
Comunicazioni: Report di stato basico inviato ogni 3 ore con la LGA. Ancora nessuna conferma di ricezione.
Manutenzione: Rilettura dettagliata del manuale di manutenzione ed operazione del modulo di supporto vitale. Utilizzata RCA e Ishikawa per vagliare ipotesi non-standard di riparazione o rimedio dei guasti, senza successo. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.
Monitoraggio fisiologico: Frequenza cardiaca media stabile. Livelli di ossigenazione leggermente inferiori rispetto alla norma, ma ancora all'interno dei parametri accettabili. Idratazione sotto controllo, con assunzione di circa 2 litri al giorno.
Esercizi fisici: Routine completata. Sessione di 28 minuti su cicloergometro. Riduzione programmata della durata per minimizzare il dispendio energetico.
Lettura: Rilettura di alcune pagine centrali del testo “Critica della ragion pratica” di Kant. Annotazioni sul concetto di imperativo categorico. Difficile seguire la prosa di Kant. Ascolto dell’album di David Bowie “David Bowie (Space Oddity)”.
Osservazioni personali: Deriva costante senza variazioni previste o possibili.
Conclusioni: Il sistema di supporto vitale rimane operativo ma instabile. Ulteriori tentativi di pensare soluzioni creative ai guasti sono falliti. Le scorte di ossigeno e acqua devono essere mantenute sotto osservazione continua.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 314
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Inoperativa, nessuna variazione.
Supporto vitale: Efficienza ridotta, nessuna variazione. Riserve di ossigeno stimate per ulteriori 11 giorni.
Comunicazioni: Report di stato basico inviato automaticamente ogni 3 ore con la LGA. Nessuna conferma di ricezione.
Manutenzione: Rilettura dettagliata del manuale dei moduli di spinta e di correzione di assetto. Utilizzata RCA e Ishikawa per vagliare ipotesi non-standard di riparazione o rimedio dei guasti, senza successo. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.
Monitoraggio fisiologico: Frequenza cardiaca media stabile. Idratazione sotto controllo, con assunzione di circa 2 litri al giorno.
Esercizi fisici: Routine completata. Sessione di 26 minuti di sollevamento pesi con il dispositivo ARED. Riduzione programmata.
Lettura: Rilettura di alcune pagine del Al-Shifā’ di Ibn Sīnā. Interessante come la stella polare, presumibilmente mio unico punto fisso per il poco che mi resta della vita, assume il valore di simbolo, un riferimento che guida l'anima, come descritto da Ibn Sīnā nel percorso della conoscenza. Ascolto dell’album di “Tabula Rasa” di Arvo Pärt. Trovo una sorprendente connessione con le riflessioni di Ibn Sīnā.
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: Il sistema di supporto vitale operativo ma instabile. Ulteriori tentativi di soluzione ai problemi sono falliti.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 315
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Nessuna variazione.
Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve di ossigeno stimate per ulteriori 10 giorni.
Comunicazioni: Report inviato ogni 3 ore con la LGA. Nessuna conferma di ricezione.
Manutenzione: Adoperate tecniche di meditazione per riflettere su come identificare rimedi per la mia situazione in merito ai problemi del modulo di supporto vitale, per il momento senza successo. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.
Monitoraggio fisiologico: Frequenza cardiaca media stabile. Idratazione sotto controllo.
Esercizi fisici: Sessione di 25 minuti su elastici di resistenza.
Lettura: Rilettura della prima metà del volume “Conferenza degli uccelli” di ʿAṭṭār. Ogni uccello rappresenta un tratto umano e una difficoltà nel percorso verso la verità. Il viaggio descritto è simbolico: le prove e i dubbi degli uccelli rimandano agli ostacoli interni che l’anima incontra nel dirigersi verso il suo fine ultimo. Questa lettura introduce la prospettiva di un cammino interiore scandito da fasi e rinunce, un processo in cui l’identità viene progressivamente abbandonata per accedere alla conoscenza essenziale (la mia “stella polare”, mi dico con sarcasmo.) Ascolto dell’album “Ágætis byrjun” dei Sigur Rós. Interessante risonanza con i concetti della Conferenza degli uccelli di ʿAṭṭār (reale o è una mia impressione?). La musica, presenta melodie enigmatiche e quasi ultraterrene. Le note, sospese e dilatate, curiosamente sembrano scandire un percorso fatto di stadi e abbandoni. Probabilmente leggo cose che non ci sono realmente e faccio connessioni dovute al mio fragile stato emotivo. Devo stare attento alla mia salute mentale – anche se mi sento tutto sommato abbastanza lucido.
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: Il sistema di supporto vitale operativo ma instabile. Ulteriori tentativi di riflessione sui problemi effettuati.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 316
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Nessuna variazione.
Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 9 giorni.
Comunicazioni: Nessuna variazione.
Manutenzione: Adoperate tecniche di meditazione per riflettere sulla mia situazione. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.
Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione
Esercizi fisici: Sessione di 20 minuti su cicloergometro.
Lettura: Rilettura della seconda metà del volume “Conferenza degli uccelli” di ʿAṭṭār. Qui ʿAṭṭār descrive il culmine del viaggio: gli uccelli che superano le prove scoprono che il loro oggetto di ricerca non è separato da loro, ma è riflesso nella loro stessa essenza. Il numero dei superstiti e l’incontro con il Simorgh suggeriscono che l’identità e la verità sono tutt'uno, un concetto in cui la distinzione tra cercatore e meta si dissolve. Questo finale simboleggia l’annullamento dell’individualità nel raggiungimento della conoscenza suprema, in cui non rimane altro che la verità stessa. Ad un livello relativamente superficiale, capisco razionalmente ciò che si intende, ma credo che serva riflessione più profonda per esplorare le implicazioni di questi concetti. Decido di ascoltare l’album “The Four Seasons Recomposed” di Max Richter. Non mi meraviglio di trovare un parallelo con il finale della Conferenza degli uccelli di ʿAṭṭār. Le stagioni, rivisitate e trasformate, riflettono il processo di dissoluzione e rinascita degli uccelli nel Simorgh: come la musica reinterpreta il tema originale, anche l’identità degli uccelli viene riassorbita e ricostruita in una verità più profonda. Le variazioni e i ritorni nei movimenti musicali mi sembrano rispecchiare quel processo ciclico e inevitabile di annullamento e ritorno all’essenza, che conduce alla conoscenza suprema. Sono io che sto scegliendo la musica in linea con le letture o è la mia fragile psiche in cerca di connessioni che ne crea dove non ve ne sono?
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: La pratica di tecniche di meditazione si rivela utile.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 317
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Nessuna variazione.
Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 8 giorni circa.
Comunicazioni: Nessuna variazione.
Manutenzione: Adoperate tecniche di meditazione per riflettere sulla mia situazione, mantenere la lucidità e gestire il dispendio di risorse. Cerco di concentrare la meditazione sul controllo del respiro e sull’eliminazione di pensieri intrusivi, per ridurre il consumo di ossigeno. Durante le sessioni, noto che il corpo entra in uno stato di quiete totale, mentre la mente si stabilizza, osservando la situazione senza reazioni emotive. Confermato tasso di consumo risorse in linea con stime precedenti.
Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione
Esercizi fisici: Sessione di 15 minuti di sollevamento pesi con il dispositivo ARED.
Lettura: Mentre cerco di decidere su cosa leggere oggi, non riesco a decidermi e mi soffermo a riflettere sul senso della “Conferenza degli uccelli” di ʿAṭṭār, che descrive il percorso della coscienza, lo spirito umano, rappresentato come uccello in volo, come un viaggio di confronto e progressivo distacco dalle illusioni. Ogni fase rappresenta una conquista interiore, un abbattimento dei limiti che legano l’uomo alla percezione ordinaria. In questa situazione, sospeso nello spazio senza ritorno, riconosco il valore di quel cammino: la condizione di isolamento e il silenzio quasi assoluto favoriscono una presa di coscienza che mi era estranea sulla Terra. La poesia, in questa lettura, non è solo bellezza formale, ma uno strumento che dischiude verità più profonde, portando la mente a contemplare ciò che sta oltre il linguaggio.
In contrasto con l’indecisione su cosa leggere, senza esitare decido di ascoltare le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, eseguite da Glenn Gould, forse perché vi percepisco una struttura musicale che riflette il percorso interiore descritto nella Conferenza degli uccelli, o forse è proprio l’ascolto delle Variazioni Goldberg che mi impedisce di leggere altro e mi fa soffermare sul testo di ʿAṭṭār. Ogni variazione sembra aggiungere un livello di complessità e profondità, richiedendo un’attenzione che conduce, poco a poco, verso una comprensione più vasta. La perfezione formale e l’equilibrio delle note diventano una guida per la mente, suggerendo che anche la bellezza può essere una via di accesso alla verità essenziale. Nonostante la penosa situazione, sperimento una sensazione di appagamento nel contemplare la bellezza in musica e in poesia e sento un brivido percorrermi la schiena.
Cerco una penna, dovrebbe essercene una, la trovo, scrivo, correggo le parole e le rime due/tre volte per capire meglio come e cosa voglio esprimere e lasciare (a chi?), e riscrivo:
Nel silenzio dal nulla nasce il senso,
Esplode il tempo, lo spazio si dispiega;
La luce corre, l'universo da sé spiega,
Nel mistero profondo realizzo che io penso.
“Io penso”: questo mi salva per il momento.
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: Nessuna variazione.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 318
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Nessuna variazione.
Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 7 giorni circa. L’ ultima settimana.
Comunicazioni: Nessuna variazione.
Manutenzione: Adoperate tecniche di meditazione per riflettere sulla mia situazione, mantenere la lucidità e gestire il dispendio di risorse. La pratica mi porta a una percezione dilatata del tempo: minuti e ore perdono la loro definizione abituale, come sospesi in un unico istante prolungato. La percezione dello scorrere si sfuma, lasciando spazio a un silenzio in cui la coscienza si concentra solo sul respiro e su ciò che è presente. In questa calma, ogni momento sembra espandersi e avvicinarsi a una dimensione fuori dal tempo, uno stato in cui la mia situazione appare immutabile e priva di urgenza.
Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione
Esercizi fisici: Sessione di 10 minuti su elastici di resistenza.
Lettura: Mentre cerco qualcosa da leggere oggi, rimango ancora indeciso e mi rendo conto che, in fondo, non voglio staccarmi dal tema della ricerca mistica di ʿAṭṭār. Voglio ancora esplorare i percorsi della coscienza verso una comprensione più profonda della realtà umana. Quale migliore condizione per focalizzare la mia attenzione su questo? Ho un’idea: ho circa sette giorni, da oggi leggo “Le sette valli” di Bahá’ú’llah, una valle al giorno, che ad un livello diverso ricalca gli stessi temi, lo stesso vocabolario, ma con degli aspetti diversi che non avevo avuto modo di approfondire con la giusta attenzione.
Richiamo il volumetto nel mio e-reader e inizio a leggere l’introduzione e la prima valle, la valle della ricerca. Ricerca: non è forse questo che mi tiene vivo oggi? Il volume mi spiega che il destriero della valle della ricerca è la pazienza: “Senza pazienza il viandante non arriverà in alcun luogo né raggiungerà alcuna mèta”. “Pazienza”: rifletto sul senso di questa affermazione. Prendo la penna per aiutare la facoltà della riflessione a maturare i suoi frutti.
Ombra fuggente, ti rincorro affranto,
Mi struggo nel desiderio, ma ho pazienza;
Esploro l'anima con tellurica scienza,
Desidero trovarti in questo incanto.
“Desidero trovarti”: non so se capisco bene a livello razionale cosa intendo dire, ma mi sembra appropriato, simmetrico, giusto, dirlo.
Decido di ascoltare “Fisiognomica” di Franco Battiato, e mi soffermo sul brano “E ti vengo a cercare”. Penso che potrei morire adesso e sarei felice. Sorridendo, penso anche che non sarebbe un grosso sacrificio anticipare di sei giorni 😊.
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: Nessuna variazione.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 319
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Nessuna variazione.
Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 6 giorni.
Comunicazioni: Nessuna variazione.
Manutenzione: Continuazione tecniche di meditazione. La meditazione ha introdotto un distacco crescente dalle preoccupazioni mondane: problemi e desideri che normalmente sembrerebbero fondamentali ora appaiono distanti, quasi irrilevanti. Forse, in parte, questo è dovuto alla mia situazione particolare, ad ogni modo, durante la meditazione ogni cosa è vista con una chiarezza nuova, priva dell’urgenza e del coinvolgimento emotivo abituali. In questo stato, la mente riesce a osservare la realtà senza giudizio, come se le cose avessero assunto una prospettiva diversa, ordinata e pacifica. Mi sento come se riuscissi a vedere me stesso con l’obiettività di uno scienziato, con le pulsioni umane viste come fenomeni esterni, oggettivi, quasi scientifici e non come elementi centrali del mio io. Io osservo queste pulsioni, la paura, l’incertezza, l’ansia. Io non sono la risultante di queste pulsioni.
Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione
Esercizi fisici: Sospensione degli esercizi per decadenza degli obiettivi.
Lettura: La seconda valle, la valle dell’amore è un dolce tormento. Il destriero di questa valle è la sofferenza, perché? L’amore cosiddetto “romantico” è quasi una caricatura, o un simbolo, dell’amore di cui si parla in questa valle. Ne sono sollevato. Non ho mai conosciuto l’amore “romantico”, non ne ho mai sentito il bisogno. Ho raramente articolato la parola “amore” perché ne sentivo estranea la concezione comune. Questa nuova dimensione di amore, espansiva in cui l’Amato è chiunque, l’Uno e nessuno, mi trova aperto ad abbracciarla. “L’amore non accetta l’esistenza né desidera la vita: nella morte vede la vita…” Ecco, sento di dover attraversare questa valle per vedere nella mia prossima morte la vita. Come materializzare questo desiderio in fibra di carta ed inchiostro? Faccio alcuni tentativi, inizialmente maldestri, senza vita. Cancello, riscrivo e poi via via più li sento più vicini a quello che il mio cuore intende.
Il mio spirito si strugge per amore,
Dolce è per la falena il morire nella fiamma,
Illuminante è il sentiero del dolore.
“Morire nella fiamma”, è questo che mi sta succedendo? Chi brucia più di me in questo mondo, o meglio, in questo sistema solare? Amo la mia stella polare e prima o poi brucerò in essa.
Mentre cerco la musica da ascoltare, mi soffermo su Dhafer Youssef, e la sua musica di sufi elettronico. Ne ascolto l’album “Divine Shadows”. Sento il lamento, la sofferenza in musica che si trasforma in ritmo. Mi viene in mente il ritmo dei sufi tourners, essenziale, ipnotico: ogni passo e ogni rotazione seguono una cadenza precisa. Questo movimento ripetitivo non è casuale, ma una forma di armonizzazione con il cosmo, un modo per annullare la distinzione tra il sé e ciò che circonda. La rotazione continua diventa una via per trascendere, come se, nel seguire quel ritmo costante, l’anima potesse ritrovare il suo centro e scoprire qualcosa di eterno. Il legno che ruota sempre più velocemente su un altro legno genera il calore ed il fuoco che li consumerà.
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: Nessuna variazione.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 320
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Nessuna variazione.
Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 5 giorni.
Comunicazioni: Nessuna variazione.
Manutenzione: Continuazione tecniche di meditazione. La meditazione sta rivelando un’apertura a livelli di comprensione più profondi, come se ogni sessione rimuovesse uno strato che offusca la visione di me stesso e dell’universo. In questo stato di quiete, le complessità si semplificano e le domande s rivelano irrilevanti oppure trovano risposte che prima sembravano lontane. È come accedere ad uno spazio dove le intuizioni sono più nitide, dove ciò che conta davvero emerge con una chiarezza che trascende il pensiero che segue una logica serializzata.
Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione
Esercizi fisici: Nessuna variazione.
Lettura: Temo la terza valle, la valle della conoscenza. Temo quello che potrei scoprire. Rifletto però che non è l’ultima valle, e che probabilmente non ho nulla da temere, non ancora. Le parole che leggo sull’“occhio interiore” che si schiude e contempla il mondo con una visione più profonda sembrano acquisire nuovo significato in questa condizione di isolamento. L’obiettivo ultimo, ciò che sto cercando, non è altro che questa verità nascosta in ogni cosa, visibile solo quando si chiudono le porte delle vane fantasie e pulsioni terrene. Nella solitudine dello spazio, diventa tangibile come la vita e la morte si rivelino due facce di un’unica realtà, e il vasto mare di stelle, anch’esse in continua nascita e morte su scale temporali incomprensibili, ne testimonia la reciprocità. Questa volta le parole escono quasi di getto, di necessità.
Oltre l'inizio si scorge la fine,
Inizio e fine sono facce di una moneta;
Lo sguardo qui conosce il confine.
L’inizio e la fine sono qui ed ora, li sento vicini ma non ne sento il peso. La fine, ovviamente: tra 5 giorni circa. Anche l’inizio non è lontano, cos’è la nascita se non l’uscita da un grembo di ignoranza e l’ingresso in un mondo di conoscenza, in relazione all’ignoranza precedente?
La musica è adesso un necessario complemento: esito, ma alla fine decido per Gustav Holst, la suite “I pianeti”. Inizialmente non sono molto convinto di aver scelto bene, ma poi mi ricordo che Nettuno è “il mistico” e mi rassereno. Arrivato all’ultimo brano della suite percepisco una musica che sembra dissolversi nell’infinito, senza mai arrivare a una conclusione. Il brano termina con un coro che si allontana, come un'eco dal profondo dello spazio. La musica lascia la sensazione di un confine mai raggiunto, una soglia che invita ad andare oltre. Vado? Vado.
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: Nessuna variazione.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 321
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Nessuna variazione.
Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 4 giorni.
Comunicazioni: Nessuna variazione.
Manutenzione: Continuazione tecniche di meditazione. Non so perché giorno dopo giorno mi sembri che la pratica della meditazione assuma un colore ed un profumo diverso. Oggi inizio a percepire una connessione sottile con l’universo, come se i respiri siano preziosi, da un lato perché non dureranno a lungo (ma, sorprendentemente, non c’è malinconia in questo), e dall’altro perché si stanno armonizzando con un ritmo cosmico più ampio. Mi sembra di non essere un'entità separata, ma una parte di un tutto in cui ogni elemento partecipa e risponde. In questo stato, i confini tra me e ciò che mi circonda si dissolvono, lasciando spazio a una sensazione di appartenenza profonda, come se l’essenza dell’universo fosse riflessa anche in me. Una lacrima mi riga il volto.
Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione
Esercizi fisici: Nessuna variazione.
Lettura: La quarta valle mi incuriosisce, la attendevo con desiderio: il primo stadio dell’unità. Dalla molteplicità della conoscenza, dalla limitazione della conoscenza all’unità: “La scienza non è che un punto, che gli stolti hanno moltiplicato”. Se prima inizio e fine erano facce di una moneta, ora sono la stessa cosa. Rifletto sulle parole che descrivono l’uomo come espressione di "primità" e "ultimità", esteriorità e interiorità, specchio dei misteri dell’universo. Mi è chiaro che l'essere umano è un ponte tra ciò che è visibile e ciò che è nascosto, una sintesi di realtà esterne e profonde. Come io sono il primo rispetto a ciò che ho creato e l’ultimo rispetto a ciò che mi ha generato, così comprendo meglio questi stati, in cui il Divino è insieme inizio e fine, presente in ogni aspetto dell’esistenza.
Molteplicità si fonde nell'uno,
Il principio e la fine sono infine uniti;
Scorgo unità fra opposti miti,
Ed in questo luogo siamo uno o nessuno
Sarà quindi la mia fine anche il mio inizio?
Oggi ascolto la musica di Eric Satie, le Gymnopedie e le Gnossiene, sia le versioni per pianoforte che le versioni orchestrate da Debussy e da Poulenc. Le Gymnopédies sembrano sospendere il tempo, come una musica che non cerca di arrivare da nessuna parte ma si accontenta di esistere. La loro semplicità è quasi ipnotica, evocando una sensazione di quiete che permette alla mente di osservare senza fretta, di restare ancorata al presente. In un'altra vita, le suonavo al pianoforte, ma era appunto un'altra vita, che oggi contemplo con distacco. Le Gymnopédies sembrano alludere all’essenza delle cose, come se la verità si nascondesse nella loro stessa immobilità.
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: Nessuna variazione.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 322
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Nessuna variazione.
Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per ulteriori 3 giorni, ci siamo quasi.
Comunicazioni: Nessuna variazione.
Manutenzione: Noto come la meditazione stia favorendo un distacco crescente, una sensazione di atarassia che riduce ogni parvenza di impulso o desiderio. Le preoccupazioni legate alla mia situazione si sono ormai dissolte, lasciando spazio a uno stato di equilibrio stabile, immune alle ansie e alle paure. In questo stato, le cose sembrano perdere il loro peso emotivo e rivelarsi per quello che sono, semplici insiemi di fatti privi di turbamento, mentre la mente osserva in silenzio, senza alcuna reazione.
Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione
Esercizi fisici: Nessuna variazione.
Lettura: Oggi sono alla quinta valle, la città dell’appagamento. Leggendo questo testo, rifletto sul termine tradotto dall’originale come "appagamento" e mi chiedo quale fosse il termine persiano e quali sfumature particolare possa avere nella lingua originale. Ogni lingua è un velo, uno strumento imperfetto che tenta di catturare concetti complessi e intimi, ma che spesso lascia sfuggire le sfumature. Le parole che descrivono l’incapacità della lingua di contenere i segreti più profondi dell’anima, che restano inaccessibili, nonostante ogni tentativo di descriverli. Qui, nell’assenza di ogni rumore, leggo come certi misteri siano trasmessi solo da cuore a cuore, senza bisogno di parole, come un sussurro silenzioso che solo l’essere più intimo può comprendere. Come potrei spiegare questa pace?
Rimuovo i veli, rinuncio, trovo pace
In Te confido, accolgo il dono eterno;
Cado e mi abbandono al sempiterno,
Senza bisogni il cuore compiace.
Abbandonarsi non è debolezza, del resto ho altra scelta? Anche se l’avessi, forse non cambierebbe nulla.
Ascoltando Silence di Charlie Haden e Chet Baker, trovo una rappresentazione perfetta dell’indicibile, di quei misteri che il linguaggio non riesce a contenere. La musica è minimale, quasi sospesa, e ogni nota sembra sussurrare ciò che le parole non possono esprimere. È come se il dialogo tra il contrabbasso di Haden e la tromba di Baker fosse un mormorio di segreti condivisi da anima ad anima, un’intesa silenziosa che parla direttamente al cuore. Non servono le parole.
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: Nessuna variazione.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 323
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Nessuna variazione.
Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve per 2 giorni, oggi e domani.
Comunicazioni: Nessuna variazione.
Manutenzione: La meditazione di oggi non riesco a descriverla. Se fosse un quadro, sarebbe la notte stellata di Vincent van Gogh, un'immagine di quiete e immensità, in cui ogni elemento si fonde in un’armonia che abbraccia tutto. Se fosse poesia, sarebbe l’infinito di Leopardi, un dolce naufragare. Un senso di dolce smarrimento, una pace che non è assenza, ma pienezza, una fusione dell’anima con qualcosa che la trascende, senza fine né confini. Se fosse scultura, sarebbe il pensatore di Rodin: una riflessione che va oltre il pensiero razionale, sospesa in un attimo di pura contemplazione, uno spazio di silenzio e comprensione totale.
Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione
Esercizi fisici: Nessuna variazione.
Lettura: Oggi sono alla penultima e sesta valle: la valle della meraviglia. Mi sento un bambino. Leggo e non pensavo ci fossero questi universi di meraviglia dentro e fuori di me.
Resto in meraviglia della vastità,
Dal profondo sorge la bellezza;
Indago l'universo e l'immensità.
La verità è bellezza e la bellezza è verità diceva Keats contemplando un vaso greco. Quanto più è vero, contemplando il mistero della coscienza umana e dell’universo.
Oggi è difficile scegliere la musica giusta. Rischio, ed ascolto “Music for 18 Musicians” di Steve Reich, non una scelta sbagliata, e trovo un senso di bellezza universale che sembra trascendere ogni individualità e tempo. Le ripetizioni ipnotiche e le armonie che si sviluppano lentamente evocano un’idea di ordine cosmico, come se la musica stessa riflettesse un disegno più grande, una bellezza che va oltre la percezione ordinaria. Ogni cosa al suo posto.
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: Nessuna variazione.
Fine registrazione.
Giornale di bordo – Giorno 324
Ora di registrazione: 08:00 UTC
Propulsione: Nessuna variazione.
Supporto vitale: Nessuna variazione. Riserve sufficienti per le prossime 18 ore.
Comunicazioni: Nessuna variazione.
Manutenzione: La manutenzione quotidiana della mia anima è la meditazione. Oggi la meditazione mi ha regalato un appagante nulla, un vuoto che riempie. Non è forse lo scopo ultimo di questa pratica meditare fino a sparire?
Monitoraggio fisiologico: Nessuna variazione
Esercizi fisici: Nessuna variazione.
Lettura: Oggi sono alla fine del viaggio, la settima valle. Il viaggio dell’anima si sovrappone al viaggio fisico, questa è la valle del radicale annientamento. Nel leggere, lacrime di gratitudine mi rigano il viso, prima a destra e poi a sinistra, lente e regolari. Questa valle è “il più avanzato stato dei sapienti mistici e la più remota patria degli amanti fedeli”.
Ora mi avvolgo nell'essere niente,
Silenzio eterno avvolge la coscienza;
Oltre il finito, la pace trascende.
Ascolto “L’ombra della luce” di Franco Battiato e continuo a piangere di gratitudine. Questo è lo stadio per raggiungere il quale i mistici di tutti i tempi e hanno sofferto, pregato, digiunato e pianto. Io sono qui.
Osservazioni personali: Nessuna variazione.
Conclusioni: Nessuna variazione.
Fine registrazione.
Francesco avvertì una stanchezza crescente che gli avvolgeva la mente, come un velo che si faceva sempre più spesso. L'aria nella navetta era diventata densa di anidride carbonica, ogni respiro più pesante, ma non provava paura. Sentiva solo una calma profonda, come se il suo corpo stesso accettasse il lento abbandono. Seduto di fronte all’oblò, osservava la stella polare, che sembrava pulsare in una danza lontana, quasi ipnotica.
Mentre scivolava nell’incoscienza, una visione affiorò: vide sé stesso sospeso in un oceano di luce, in cui ogni cosa era parte di un'unica, fluida vastità. Non c’era più separazione tra il suo essere e l’universo; sentiva di appartenere a quel mare luminoso, di esserne un riflesso indistinto. Tutte le domande, i pensieri, ogni timore svanivano, lasciando una pace profonda, un silenzio che gli pareva eterno e perfetto, accompagnato dal ritmo del suo respiro che rallentava con regolarità. Poi, con l’ultimo respiro, la visione si dissolse dolcemente, come un’onda che si ritira, lasciando Francesco in una quiete assoluta.
Nel silenzio dal nulla nasce il senso,
Esplode il tempo, lo spazio si dispiega;
La luce corre, l'universo da sé spiega,
Nel mistero profondo realizzo che io penso.
Ombra fuggente, ti rincorro affranto,
Mi struggo nel desiderio, ma ho pazienza;
Esploro l'anima con tellurica scienza,
Desidero trovarti in questo incanto.
Il mio spirito si strugge per amore,
Dolce è per la falena il morire nella fiamma,
Illuminante è il sentiero del dolore.
Oltre l'inizio si scorge la fine,
Inizio e fine sono facce di una moneta;
Lo sguardo qui conosce il confine.
Molteplicità si fonde nell'uno,
Il principio e la fine sono infine uniti;
Scorgo unità fra opposti miti,
Ed in questo luogo siamo uno o nessuno
Rimuovo i veli, rinuncio, trovo pace
In Te confido, accolgo il dono eterno;
Cado e mi abbandono al sempiterno,
Senza bisogni il cuore compiace.
Resto in meraviglia della vastità,
Dal profondo sorge la bellezza;
Indago l'universo e l'immensità.
Ora mi avvolgo nell'essere niente,
Silenzio eterno avvolge la coscienza;
Oltre il finito, la pace trascende.
